Napodano, maledetti anni 80

Maledetti anni 80, il tuo nuovo singolo. Ci presenti il brano. Ogni volta che scrivo un brano lo faccio perché voglio esprimere ciò che provo e per il quale non saprei in che altro modo raccontarlo se non con la musica. Per questa canzone, però, sono stato sopraffatto da una valanga di emozioni tutte insieme in un momento estremamente particolare; non capita molto spesso infatti che emozioni tanto diverse quali la nostalgia e la felicità possano ispirare un brano nello stesso momento. 

Nostalgia e Felicità. Possono camminare assieme? E soprattutto possono coesistere o una prevale sull’altra? 

Beh, apparentemente sì. Certo che non possono camminare insieme in ogni momento e sempre con le stesse proporzioni, ma se pensiamo a un qualcosa di tanto bello che ci fa provare nostalgia in un determinato lasso di tempo e a un qualcosa di altrettanto bello, se non di più, che ti fa innamorare dell’attimo in cui vivi, ecco qua che l’incantesimo è presto fatto. 

La nostalgia fa sì che si ricordino cose belle del passato, facendole quasi rivivere nel presente. Oggi ci troviamo in un periodo particolare, in cui siamo sta; “costretti” a fermarci all’interno di quattro mura. Come hai vissuto questo periodo e in esso è stato più forte il pensiero verso le cose vissute in passato o verso quelle che avresti potuto vivere nel presente ma a cui hai dovuto rinunciare? 

Probabilmente andrò contro corrente dicendo che ho benedetto ogni singolo giorno che mi ha fatto restare chiuso in casa permettendomi di godere h24 dei primi mesi di mio figlio. Ovviamente ho sentito tantissimo la nostalgia della mia famiglia in Italia, ero in pensiero per loro, e molte volte, giocando con Maël, mio figlio, ripensavo ai tempi in cui giocavo con mio padre. Tanti programmi lavorativi sono stati rinviati, alcune cose importanti che avrei voluto fare, ma tutte queste cose, con un po’ di impegno e di fortuna posso recuperarle, mentre il tempo che ho passato a casa è stato un regalo che in un altro momento non avrei avuto. 

“Ho smesso di chiamarla follia, quando il sogno è diventato realtà”. Credi nei sogni? 

In maniera quasi ossessiva! Io vivo di sogni e il mio scopo nella vita è di realizzarli.

Sognare e restare là a farlo è inconcludente e deludente perché lasceresti un desiderio alla mercé del tempo; io li perseguo in maniera costante cercando, a piccoli passi, di arrivare dove voglio.

C’è gente che vede il bicchiere mezzo pieno, chi lo vede mezzo vuoto; io tendenzialmente lo vedo rotto, quindi se smettessi di sognare, con il mio carattere, diventerei autodistruttivo. 

Da “figlio” sei diventato “padre”. Anche questo passaggio porta alla nostalgia? È più difficile essere figlio o essere padre? 

Mi dicevano sempre: “se il giovane sapesse e se il vecchio potesse…”.

La vita del figlio è complessa fino a quando si diventa padre; premesso che io sono stato fortunato avendo avuto un padre molto vicino e che mi ha trasmesso la musica in tutte le sue forme, ma si sa, l’infanzia è un periodo bellissimo che resta un ricordo nostalgico, l’adolescenza è un periodo di merda dove sei un cretino che combatte contro tutto senza sapere neanche perché, poi cresci e tutto il tempo ti sfugge mentre cerchi una tua dimensione e ad un certo punto diventi padre e cominci a farti più domande delle risposte che volevi. Praticamente ti rendi conto di quanto facile fosse il tempo appena passato da figlio quando ti trovi a fronteggiare in prima persona le responsabilità da genitore. 

“…sono fiero se la gente pensa solo che son matto, ad essere schiavo preferisco essere ratto…”. Ci parli di questa tua simbiosi con i ratti? 

Da piccolo sono stato morso da un ratto radioattivo e da quel momento ho acquisito i loro poteri diventando il “Fantastico Uomo-Ratto”!.

Semplicemente mi sono trovato ad avere una piccola colonia di ratti domestici in casa e ne ho adorato talmente tanto l’indole e lo spirito sociale da rendere il ratto il mio animale totem. 

Quanto è importante per te il giudizio o il peso del pensiero delle altre persone? 

La società riflette quello che sei, è importante il parere delle persone se sei abbastanza forte da capire le critiche, soppesarle, cercare di correggerti e non farti influenzare da quelle che secondo te non sono giuste. Ben vengano i commenti, i consigli e i rimproveri ammesso che si abbia uno spirito abbastanza autocritico per saperne riconoscere la fattura e soprattutto la provenienza. 

Nato a Roma ma vivi in Belgio. Come mai questa scelta? 

Hai presente quando la gente dice: “ da oggi si cambia, basta, non ce la faccio più, voglio cambiare vita, sono giovane e sono sicuro di potercela fare….” e poi stanno sempre lì, magari inventando ogni giorno una scusa? Ecco, io sono uno di quelli che quando non gli va più bene qualcosa oppure semplicemente ha bisogno di un cambiamento, lo fa e basta. Poi il Belgio è stato assolutamente casuale. 

C’è differenza, secondo te, nel far musica in Belgio (o all’estero in generale) rispetto all’Italia? 

La musica è musica ovunque, magari ci sono molte differenze a livello di riconoscimento sociale, di fiscalità e di accettazione da parte dello stato, che rendono un musicista, un professionista vero e proprio.

Una cosa che mi mancava in Italia era proprio questa: avevo bisogno di essere un professionista, volevo pagare le tasse, godere dell’essere un lavoratore e non sentir dire “ma che lavoro fai veramente?”. 

Qui non ci sono agevolazioni ma sei semplicemente (ed è già tantissimo) messo al pari di un indipendente qualunque, con le tassazioni adeguate ai tuoi guadagni. 

Artisticamente sei conosciuto in Belgio? 

Sono sicurante il musicista più famoso di casa mia, che è grande, quindi è già un buon inizio!

Scherzi a parte ho una buona reputazione artistica che mi porta a poter scegliere dove e con chi lavorare. Io poi non sono strettamente legato al budget: preferisco divertirmi e magari guadagnare qualcosa di meno che guadagnare di più ed essere di malumore durante un concerto e i suoi preparativi.

Fortunatamente il lavoro non mi manca mai! 

Il tuo genere musicale, rientra in quello INDIE, ti ci ritrovi in esso e perché l’INDIE? 

Rientra in quello INDIE perché adesso quello che voglio esprimere si veste bene con questi abiti e che per una felice coincidenza, sono gli abiti che vanno di questo periodo. In maniera più o meno azzeccata, in altri momenti mi sono vestito di molti altri generi e mi sono trovato sempre abbastanza a mio agio, ma adesso mi godo la coincidenza e continuo a cavalcare l’onda! 

Quali i prossimi impegni e progetti? 

Per il momento spero principalmente di non andare sopra i sette chili che ho messo durante la quarantena, e mi sembra già un obbiettivo più che soddisfacente.

Il brano “Maledetti anni ’80” mi sta dando molte soddisfazioni e tra poco spero di poter anche ricominciare l’attività live e di promozione in Italia. E poi, chissà, magari nei panni dell’Uomo-Ratto salverò il mondo! 

Gabriella Sandrelli © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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