“Clangori di tromba” in uscita per Digressione Music presentazione 11.03.17

Verrà presentato Sabato 11 marzo 2017 alle ore 19,30 presso il Museo Diocesano di Molfetta, “Clangori di Tromba”, nuova e pregevole opera edita da Digressione Music dedicata al repertorio delle marce funebri eseguite a Molfetta nel corso dei riti della Settimana Santa eseguite dal Gran Complesso Bandistico “Francesco Peruzzi” Città di Molfetta con l’orchestrazione e la direzione Michele Consueto. Il maestro Consueto a riguardo scrive nelle note di copertina: “La continua ed approfondita ricerca, nonché l’esperienza sul campo come esecutore, trascrittore, compositore e direttore, mi hanno permesso di trovare un punto d’incontro fra l’impatto puro dilettantistico ed il suono, il fraseggio e l’approccio professionistico. Tutto ciò senza mai tralasciare gli insegnamenti dei miei predecessori, al fine di conservare la grande tradizione delle marce funebri molfettesi, senza dimenticare il gusto, il tocco e l’animo del molfettese “doc”, abituato all’ascolto del bello all’insegna della tradizione”. A fargli eco è quanto scrive Fabio Ciocia, Presidente Associazione Culturale Musicale “F. Peruzzi: “Da sempre la Marcia Funebre rappresenta per Molfetta e il suo popolo un insieme di sentimenti, ricordi e affetti personali, quasi un motivo di identità e di orgoglio. Non c’è un ragazzo o anziano, infatti, che non sappia intonare qualche breve motivo di una marcia. È un suono che proviene dalla strada, ascoltato sin da piccoli accanto a un nonno o un papà in processione, sulle loro braccia sul ciglio della strada, in piazza, o in casa. Non è solo il suono di un periodo, ma è il suono di una comunità, un suono di identità. Da qui nasce il nostro dovere di preservare, conservare e tramandare questo patrimonio musicale consegnatoci dai nostri padri. Da qui nasce “Clangori di Tromba”, un progetto discografico che mira alla conservazione e divulgazione del nostro patrimonio culturale in tutto il mondo, così come non si era mai fatto prima”. Ad aprire la serata sarà l’introduzione di Gaetano Magarelli, storico della musica ed autore del pregevole saggio di approfondimento contenuto nel booklet del disco, a seguire interverranno il presidente Associazione Musicale F. Peruzzi Fabio Ciocia, il direttore Associazione Musicale F. Peruzzi Michele Consueto, Michele Amorosini in rappresentanza del Museo Diocesano e Girolamo Samarelli di Digressione Music.

Clangori di tromba
Le marce funebri a Molfetta nei riti della Settimana Santa
«Vi ha certi momenti nella vita, i quali svolgendosi nel prestigio della più svariata poesia, sì tenacemente si apprendono all’anima, che per andare di tempo, vano è cancellarmeli». Con queste parole Giacinto Poli principiava Una processione del Venerdì Santo, dato alle stampe a Napoli nel 1851 e scritto con una prosa poetica e appassionata. La narrazione, quasi come un altalenante e mesto passo processionale, oscilla tra l’introspezione e la descrizione e consente al lettore di compenetrarsi nello stato d’animo di chi scrive e nell’emozione degli eventi narrati. Le parole di Giacinto Poli confermano l’antico viscerale attaccamento del molfettese ai riti legati alla Settimana Santa. Le marce funebri sono indubbiamente parte integrante e imprescindibile di quei riti, perché ne offrono il commento musicale più spontaneo e immediato. Esse svolgono un duplice compito: traducono in musicali affetti quanto si sta compiendo e reinterpretano con vena melodica fluida e soltanto apparentemente scontata l’antica lezione della scuola musicale napoletana; quel magistero musicale, esemplarmente traghettato nell’Ottocento da Fedele Fenaroli (1730-1818), Niccolò Zingarelli (1752-1837) e dall’altamurano Saverio Mercadante (1795-1870), si esprime nelle marce in modo immediato ed efficace attraverso le idee musicali di compositori molfettesi e non, che tra Ottocento e Novecento formarono il repertorio molfettese delle marce integrandolo con prestiti e riduzioni da melodrammi. Quest’ultimo aspetto della riduzione dall’opera lirica dice, inoltre, quanto il melodramma fosse diffuso, sentito, apprezzato, reinterpretato ed eseguito in molteplici forme (spesso lontane dall’originale) in un tempo in cui era difficile fruirne (se non in teatro) a causa dell’assenza della diffusione discografica. La marcia funebre diventa un’antologia delle arie più celebri di un’opera e si trasforma in un inedito e inusitato ponte tra sacro e profano. Alla lezione classica proveniente da Napoli (capitale della musica tra Settecento e Ottocento) si affiancano i modelli dettati dagli operisti italiani propriamente ottocenteschi, pre e post unitari.
Gaetano Donizetti (1797-1848) e Giuseppe Verdi (1813-1901), in ispecial modo, diventano, presso i compositori molfettesi, fonte inesauribile di materiale tematico e formale a cui attingere per trasformarlo in arie sacre o temi marciabili. Inoltre, i remoti modelli formali della marcia funebre sono da individuarsi verosimilmente nell’Inno funebre sulla morte del generale Hoche composto nel 1797 da Luigi Cherubini, nella Grande Sinfonia Funebre e Trionfale scritta nel 1840 da Hector Berlioz, nelle marce funebri inserite da Ludwig van Beethoven nella Sinfonia n. 3 op. 55 Eroica e nella Sonata per pianoforte n. 12 op. 26 e da Fryderyk Chopin nella Sonata n. 2 op. 35. Resta in ogni caso esemplare, per i musicisti locali, il magistero musicale di Mercadante, del quale oltre la Sinfonia funebre in memoria del M° Generali composta nel 1836 e l’Inno funebre in memoria di Mons. Somma del 1851, non va sottaciuta la Sinfonia sopra i motivi dello Stabat di Rossini, a grande orchestra, scritta nel 1868 e divenuta, verosimilmente, l’archetipo compositivo
per i molfettesi Gaetano Germano (1824-1895) e Francesco Peruzzi (1863-1946). Lo stile e l’estetica forniti dalla lectio di Mercadante sembrano essere un dato costante e nella formazione e nella pratica musicale dei musicisti molfettesi; conferme in tal senso provengono dalla presenza nell’archivio musicale di Giuseppe e Francesco Peruzzi (custodito nel Fondo Peruzzi dell’Archivio Diocesano di Molfetta) di alcune messe sia in edizione sia in trascrizione. La lezione di Mercadante fu rielaborata, a Molfetta, dal suo allievo Vincenzo Valente (1830-1908); egli, come ebbe a dire Francesco Peruzzi in Maestri compositori e Musicisti Molfettesi,fu «il creatore della marcia funebre bandistica tipica paesana, avendo interpretato e soddisfatto con questo genere di musica il sentimento e il gusto del pubblico molfettese». Le marce di Valente, composte tra gli anni Cinquanta e Novanta dell’Ottocento, furono definite da Peruzzi «monumentini patri artistici, che ben rappresentano il fulcro del patrimonio popolare musicale molfettese, e che, sopravvissuti ad oltre mezzo secolo, continuano a vivere tutt’ora freschi ed ammirati, appunto perché contengono musica melodica, spontanea ed ispirata».
Le marce contenute in questa incisione discografica ci offrono un saggio di quanto detto finora. Francesco Peruzzi dà il suo più prezioso contributo riducendo in forma di marcia funebre alcuni dei temi del Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi e alcune delle arie tratte dalle Sequenza e dal Libera me Domine della Solenne Messa da Requiem composta da suo padre Giuseppe (1837-1918) nel 1869 ed eseguita per la prima volta nel 1872 per la celebrazione dei funerali di alcuni giovani molfettesi (appartenenti alle famiglie Poli, Pansini, Fraggiacomo e Binetti) morti durante l’eruzione del Vesuvio verificatasi in quello stesso anno; la marcia ridotta dalla Messa da Requiem prenderà il nome di Patetica. La marcia funebre Triste tramonto del bitontino Angelo Luiso (1886-1965) e Senza nome del molfettese Vito Lucivero (1918-1984) s’innestano nella tradizione del modello offerto da Valente dal punto di visto della struttura formale e dell’impianto armonico; tuttavia, essendo state composte nel XX secolo, risentono dell’influenza del mutato linguaggio del melodramma italiano dovuto, in modo particolare, al contributo degli operisti veristi. Della Marcia funebre di Palmieri non si hanno notizie certe. L’indicazione «Marcia Funebre Palmieri / M° F. Palmieri / anno 1840» apposta dal copista Vincenzo Avellis (1874-1954) su una sua riduzione per pianoforte realizzata il 10 luglio 1949 induce a ritenere che l’autore non sia quel Benedetto Palmieri nato nel 1863 indicato da Gerardo de Marco nella sua pubblicazione Dalle Ceneri alla Settimana Santa. Allo stato attuale delle ricerche non sono noti documenti che permettano di approfondire la questione, specialmente in merito alla divulgazione della marcia a Molfetta. Alcuni (riportando vicende non confortate da fonti documentarie) affermano che Palmieri, vissuto a Napoli, fosse stato sodale del molfettese Paolo Rotondo (frequentatore dei cenacoli musicali napoletani) e che sia stato proprio questi a divulgare la Marcia funebre a Molfetta. L’indicazione 1840 compare anche in altre due trascrizioni di Avellis: la prima, realizzata nel 1928, è la partitura della marcia, la seconda è una riduzione per pianoforte. Probabilmente qualcuno si chiederà: l’ennesima incisione delle marce funebri molfettesi? Penso che non sia l’ennesima, ma, invece, la naturale conseguenza di uno strano progetto discografico dilatato nel tempo, che, prendendo le fila dal vinile, rende questo linguaggio musicale «paesano» sempre vivo e attuale. Il linguaggio musicale delle marce funebri molfettesi è parte integrante del linguaggio vernacolare; esso ha il potere, nel suono e nella parola, di ricongiungere il passato al presente, ci aiuta a non smarrire, in un tempo di chiasso e stordimento d’ogni sorta, le nostre radici, consentendoci di vivere in piena consapevolezza il presente.

 

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