Danilo Sacco, la musica è condivisione

Gardè il tuo ultimo lavoro, un invito a restare umani?

Assolutamente si, un invito a essere curiosi e a informarsi, perché una delle pecche maggiori che abbiamo in questo periodo è non informarci abbastanza e la cattiva informazione da parte di se stessi ci porta a non essere obiettivi e questo è pericolosissimo. Soprattutto in una situazione difficile come la nostra, la disinformazione personale è un attentato alla libertà di pensiero ed alla democrazia.

Il brano dal quale prende il titolo l’album Gardè è dedicato al Sindaco di Riace Mimmo Lucano, esempio positivo di umanità.

Il brano mi è stato proposto da Silvio D’Alessandro uno psicologo molto bravo, calabrese ma umbro di adozione. Mi è piaciuto molto perché tratta il tema della migrazione in modo molto politico ma al contempo molto crudo. Mi interessava fare un disco piuttosto scomodo, anzi mi auguro che sia un disco scomodo. Il Sindaco di Riace ha proposto una soluzione e questo è importantissimo perché è inutile sollevare solo polemiche e problematiche ma c’è bisogno di qualcuno che dia una mano e proponga delle soluzioni.

Ultimamente le soluzioni provengono sempre dal singolo caso?

Eh si, singolo caso che spesso viene anche soffocato. Il problema è sempre lo stesso, deleghiamo agli altri quelle che sono le nostre responsabilità. Cadiamo sempre nello stesso tranello: “cosa posso fare io che sono da solo”? Possiamo fare tantissimo, partendo da noi stessi, anzitutto con una corretta informazione.

E’ come forse accade in musica? E’ sempre il singolo ad ascoltare buona musica?

Sicuramente in musica come in tante altre cose. Noi musicisti siamo sempre chiamati in causa.
La musica non deve essere una guerra ma deve essere condivisione.

Come nello sport? I tuoi brani fanno riferimento a grandi campioni dello sport.

“Amico Mio” dedicato a Joost Van Der Vethuizen grande campione sudafricano di rugby e il neozelandese Jonah Lomu entrambi colpiti da una malattia molto seria, si giurarono amicizia fraterna e di tener duro fino alla fine. La natura ha deciso purtroppo di portarli via in fretta.
Poi nel brano “Jasse e Lutz”, racconto dell’amicizia epocale tra Jasse Owens e Lutz Long ove Lutz ariano aiutò Jasse afroamericano a vincere la medaglia d’oro nel salto in lungo alle olimpiadi del ‘36 a Berlino.

In un certo senso ti sei ispirato a questi personaggi per descrivere l’attuale situazione italiana dell’immigrazione?

Certo. Dalla condivisione e dalla voglia di confrontarsi nasce sicuramente sempre qualcosa di buono, ma se ci chiudiamo a riccio siamo sicuramente destinati a restare immobili. Poi la paura, la paura del diverso, dell’ignoto. La paura è contagiosa.

Quindi l’Italia è uno Stato, un Popolo che ha paura?

In questo momento si, mi vengono in mente le parole della “Locomotiva” di Guccini che dice: la guerra Santa dei pezzenti, tutti contro tutti a spartirci le briciole di libertà, di democrazia, di libero pensiero.

In una Italia come la nostra il tuo album potrebbe essere facilmente boicottato?

Se succede non è un problema, si parlava prima di un disco scomodo. Noi musicisti dobbiamo avere la possibilità di dire la nostra senza pretendere di far cambiare idea a nessuno.
Se possiamo fare musica, in primis per divertire e in secundis per far riflettere, allora abbiamo ottenuto un bel risultato.

“Sarò qui per te” e “Un vecchio amore mio”, due tracce più autobiografiche, come riescono ad inserirsi nelle diverse tematiche importanti che affronti?

Sono due brani un po’ leggeri e parlano di situazioni che chiunque può aver vissuto, sono storie normalissime di vita quotidiana, storie di amore e di amicizia.

In “New York 1911” torniamo a parlare di sociale, i diritti delle donne.

E’ una canzone che parla forse del più grande disastro industriale di New York dove persero la vita 246 persone in maggioranza donne e in gran parte emigranti.

Nell’album tante belle collaborazioni, una su tutte Neil Zaza.

Con me nell’album ci sono: Andrea Mei (piano, tastiere, hammond fisarmonica, programmazioni), Marco Mattei (batteria, percussioni, programmazioni), Ermanno Antonelli (mandolino in “Marzo 1911, chitarra slide in “Spazza via”), Elisa “Ellis” Tartabini (voce in “Marzo 1911” e cori in “Sarò qui per te” e “Io vivo
ancora”). Neil è stato una scoperta, avevo postato su Facebook un suo video dicendo: ascoltate questi musicisti che non fanno della velocità un arma ma che suonano col cuore. La cosa curiosa fu che dopo un paio di giorni Neil mi inviò un messaggio ringraziandomi e dicendo che magari un giorno poteva nascere una collaborazione. Risposi casualmente che stavo lavorando al mio nuovo disco. Ci trovammo ad Avezzano e facemmo questa cosa. Da allora siamo rimasti ottimi amici.

Guccini nel 2013 ti lascia in eredità i suoi brani.

Durante i miei concerti propongo sempre alcuni dei suoi brani e devo dire che sono tutt’oggi attualissimi.

Stai già lavorando ad un nuovo album?

Si abbiamo tantissimo materiale già pronto e delle belle collaborazioni che si stanno concretizzando.

Nomadi e Sanremo?

Con i Nomadi 20 anni di vita musicale bellissima, tanta esperienza e tanta scuola. A Sanremo ci sono stato tre volte, mi sono divertito molto e sono molto contento di averlo fatto.

Ci torneresti?

Sicuramente si, ma bisogna andarci con il pezzo giusto, con quello che spacca le assi del palco.

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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