E’ uscito “Liriche”, prima registrazione delle liriche da camera di Niccolò Van Westerhout

Digressione Music prosegue il suo rigoroso impegno nello strappare dall’oblio pagine memorabili della musica classica, sbocciate alla fine dell’Ottocento in Puglia, dando alle stampe la prima registrazione delle liriche da camera di Niccolò Van Westerhout (Mola di Bari, 17 dicembre 1857 – Napoli, 21 agosto 1898), compositore noto per la sua produzione strumentale oltre che per le opere liriche “Fortunio”, “Cimbelino” e “Doña Flor” alla cui rappresentazione, seppur tra controverse vicende, deve la propria risonanza nazionale.
Ingiustamente accantonata è stata finora quella produzione vocale da camera che pure contrassegnò tutta la carriera di van Westerhout, soprattutto negli anni in cui per farsi conoscere a Napoli allietava le serate dei salotti più in vista della città.
Il progetto discografico è promosso dal Traetta Opera Festival in collaborazione con Tokyo Academy of Music (Japan) e Tokyo Musica Association (Japan) presieduti da Konomi Suzaki, preziosa figura di operatrice artistica votata allo scambio culturale con il Sol Levante, e con Idea Graphics (USA) e Opera Prima Enterprise (USA) che vedono nel presidente Leonardo Campanile, molese trapiantato in USA, un appassionato propugnatore della causa del van Westerhout. Le ventinove liriche del compositore pugliese, revisionate da Vito Clemente, Maurizio Pellegrini e Silvestro Sabatellisaranno anche disponibili a breve nella edizione a stampa per canto e pianoforte curata da Idea Press.
Il disco risalta la forza evocativa e la raffinatezza delle pagine di van Westerhout in una magistrale lettura che vede il direttore d’orchestra Vito Clemente accompagnare al pianoforte le voci di Yuko Akamine, Maria Cristina Bellantuono, Masayo Kageyama, Natsumi Kawauchi, Erika Mezzina, Manabu Morita, Hanae Nishitani, Volha Shytsko, Kaori Sugihara, Chiyo Takeda, Rika Yanagisawa e Kumiko Watanabe.
Note di copertina a cura di Dinko Fabris e Maurizio Pellegrini.
“Il carattere dimesso e riservato non impedì certo al van Westerhout di farsi ben volere a Napoli. Il suo salotto divenne presto assai frequentato e a lui si legarono importanti personalità artistiche, da Arturo Colautti a Gabriele D’Annunzio. Attento alle novità sinfoniche d’oltralpe, fu tra i primi a far conoscere nell’ambiente partenopeo i drammi musicali di Richard Wagner, a farne apprezzare l’immanente trascendenza dei soggetti e quell’ardito cromatismo di cui farà tesoro nella sua stessa produzione. Questa apertura culturale è quanto mai riscontrabile nei testi che Van Westerhout sceglie di musicare nelle proprie liriche da camera: dalla scapigliatura milanese di Tarchetti e Praga, alle strofe post risorgimentali di Cavallotti, dai versi di un insigne napoletano come Rocco Pagliara, alla scelta di ben tre penne femminili tra cui Evelina Cattermole ed Annie Vivanti, apprezzate letterate dall’eccentrica individualità. Un cenno particolare merita il poeta Heinrich Heine, il più musicato dal Westerhout che con questi condivide la convinzione dell’ispirazione artistica quale momento di pura realtà personale, affondando le radici in quell’intimismo romantico che, disincantato, volgeva ora al crepuscolo. Ed è proprio in questa produzione che abbiamo la sensazione di conoscere da vicino la sensibilità di Nicolino, i suoi pensieri, la sua solitudine e quell’elegante melanconia che fa di lui una delle più indugiate riscoperte dell’Ottocento italiano, all’ombra dei cui fasti attende ancora oggi il suo grande e meritato plauso”.

 

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