ENRICO RUGGERI, LA RIVOLUZIONE

La rivoluzione è il titolo del tuo nuovo lavoro discografico. che Quanta differenza c’è tra la “rivoluzione” dei giovani d’oggi e quella dei giovani degli anni passati?

Mah, oggi c’è un altro tipo di rivoluzione. C’è molto più individualismo. Anni fa il problema non era quello di voler fare i soldi, non era quello di voler diventar famoso. 

Il problema era cercare di lasciare un segno del proprio passaggio. Oggi è un po’ più difficile, io ho iniziato a suonare perché mi dava piacere suonare non è che volevo farlo per ottenere chissà quale rivalsa sociale o quale bonus dalla vita. Oggi mi sembrano un po’ più orientati su cose meno poetiche. Poi naturalmente, grazie a Dio, ci sono tante eccezioni.

Invece quanta rivoluzione c’è nell’ Enrico di oggi?

Secondo me parecchia, io credo che essere oggi rivoluzionario vuol dire non avere paura di essere attaccati, vuol dire non affidarsi alla pagella dei like. Io credo che oggi se fossero vivi De Andrè, Pasolini, Giorgio Gaber sarebbero persone massacrate dai social e quindi sicuramente la rivoluzione oggi è quella di andare per la propria strada senza paura di quello che può succedere.

Undici tracce di un album che parla di te, a quale brano sei più affezionato?

Un po’ difficile dirlo perché l’album è troppo recente, diciamo però che l’ultimo, “la mia libertà” è quello che più mi rappresenta.

Siamo quel che siamo siamo quel che resta. Che valore dai a quel che sei e quale a quel che resta?

Quello che sono non ha valore, il valore è quello che resta. Per ora è buona ci sono cose che ho fatto quarant’anni fa che la gente mi chiede ancora di suonare e cantare. Quello che uno è…è quello che uno riuscirà a lasciare di se.

Vittime e colpevoli, quale aggettivo ti si addice di più?

La teoria della canzone è proprio questa, che tutti noi lo siamo nello stesso modo, che poi quando incontri qualcuno che ti parla della sua vita dice sempre che i cattivi sono gli altri. Ma siccome tutti pensano che i cattivi sono gli altri vuol dire che anche noi siamo cattivi, forse anche solo perché siamo maldestri, forse perché vivere non è semplice. Però la teoria della canzone è proprio questa che tutti noi a turno siamo vittime ma anche colpevoli.

Dopo questo lungo periodo particolare sei attualmente in giro tra firma copie e la rivoluzione il tour. Qual è stato il tuo impatto risalendo sul palco? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Stiamo facendo intanto dei concerti “unici” nel loro genere, perché oggi il pubblico, soprattutto la parte più ingenua del pubblico va a vedere dei concerti, crede di sentire qualcuno che suona ma in realtà l’80% di quello che sente è nelle sequenze, in cose pre-registrate che vengono messe sul palco. La rivoluzione è la grande differenza che chi viene a sentire un mio concerto sente delle persone che stanno suonando e vedrà un concerto che sarà completamente diverso rispetto a quello della sera prima o della sera dopo.

Ultima curiosità hai da poco aperto un canale tik tok in cui ripercorri la storia del rock. Ci racconti come nasce questa idea?

Mah nasce per gioco, ho visto questa nuova piattaforma e vedevo seni, natiche, barzellette, stupidaggini ed altro però il contenuto era misero ma il contenitore era interessante. Un social nel quale hai due minuti, due minuti e mezzo per parlare. Allora siccome mi sono ricordato che fino a tre anni fa ho insegnato storia della musica contemporanea al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ho pensato di condensare due minuti con le lezioni che erano molto seguite, molto frequentate ed ho iniziato a parlare di album storici e di artisti storici e la cosa ha funzionato.

“La Rivoluzione”, undici brani che delineano un concept album autobiografico, con racconti e suggestioni esaltati dall’inconfondibile timbro vocale di Enrico e dalla cura del suono in fase di registrazione. Il cantautore ha lavorato per due anni a tutti i brani dell’album, con la collaborazione di Andrea Mirò in “Gladiatore” e di Massimo Bigi in “La Rivoluzione”, “Non sparate sul cantante”, “Parte di me” e “Glam bang”. Il disco contiene due featuring: con Francesco Bianconi in “Che ne sarà di noi”, amicizia nata due anni fa a Musicultura, e con Silvio Capeccia in “Glam bang”, insieme al quale 50 anni fa (1972) aveva fondato gli Champagne Molotov, prima dei Decibel.

Gabriella Sandrelli © copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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