EXTRALISCIO, ROMANTIC ROBOT

Il vostro nuovo album “romantic robot”, un progetto innovativo che porta verso l’ignoto. Ce ne parli?

Romantic Robot è un disco capovolto è nato dopo una serie di concerti tenuti a ma­tera da un’idea di Elisabetta Sgarbi la quale mi ha inter­rotto un disco già quasi fini­to per fare questo disco con orchestra sinfonica. A me è sembrata una bella idea, ci dormo sopra e mi dico ma come si fa a fare un disco con orchestra sinfonica nel 2022 con delle canzoni che rischiano di diventare sdol­cinate? Ok per l’orchestra sinfonica però deve essere invisibile. Alla fine sono con­tento di questa scelta perché abbiamo creato qualcosa di nuovo anche per il futuro per ciò che riguarda la musica.

Ph: Simona Chioccia

Quindi anche da qui nasce romantic robot?

Romantic Robot nasce da qui. Proprio quando dico che l’orchestra deve essere digitale, in qualche maniera, anche se arrangiata da un maestro e compositore d’or­chestra classica.

All’interno dell’album ci sono canzoni inedite ma anche canzoni edite, per queste ultime rivestite da suoni nuovi. E’ stato diffi­cile attuare questo proces­so?

No, perché nei famosi con­certi di Taranto e Matera che hanno acceso la scintilla dell’orchestra sinfonica, era­no partiti proprio dalle can­zoni già esistenti ed a quel punto ho detto però ci sono tre arrangiamenti talmente belli che io questi li voglio te­nere anche nel disco, sono entrato dentro di prepoten­za, arrangiamenti talmente belli fatti da Roberto Molinel­li. Li ho cambiati anch’io con i suoni del mio laboratorio e da li è venuto fuori un po’ il suono del disco. Dopo sono arrivate le canzoni inedite mie nuove, poi si sono uniti a noi i nostri amici ed è venuto fuori un disco completo.

In più occasioni vi siete definiti un gruppo fuori moda, perché questa defi­nizione?

Per fortuna, guarda, per fortuna quel giorno mi sono inventato questa cosa. Im­magina uno di cinquant’anni pensare ad un brano, tirare fuori un singolo. Ti rendi con­to che lotta che è. Ti svegli la mattina ti passano quel brano in radio, poi devi farne un altro. Invece no, passami il termine noi siamo a “culo” con il mondo oggi è quello che conta per me, poi sulla forma canzone è una cosa molto delicata. Essere fuo­rimoda, un po’ spettinati è così. Molto aperti anche alla ricerca. Adesso qui c’è un’or­chestra sinfonica digitale, però voglio dire la prossima volta chissà cosa ci mette­remo, la cosa importante è quella di non aver paura di lanciarsi al buio e di essere liberi. La cosa più bella che la musica ti da è la libertà, di poter spaziare sui suoni, sui mondi sonori. Non essere più fuori moda significa che dopo due giorni mi metto a fare un nuovo lavoro.

A proposito di essere alla moda, pensi che le vostre canzoni possano arrivare anche ad un pubblico gio­vanissimo?

L’intento di quando è nato Extraliscio era proprio quello di riportare un liscio rivisita­to ai giovani e a gente che diceva non l’ho mai ascolta­to. Diciamo che con l’arrivo di Elisabetta abbiamo un po’ sbarricato questa cosa e ab­biamo portato il liscio dove il liscio non era mai entrato. Al di la di Sanremo ,del Festival del Cinema di Venezia, all’A­rena di Verona con il brano di Battiato. Abbiamo fatto delle cose straordinarie, delle cose in cui nessuno di noi avrebbe mai creduto. Eli­sabetta Sgarbi è veramen­te una persona pazzesca. Ti racconto questa piccola cosa qua: quando suonavo con Vinicio i primissimi anni, tantissimi anni fa, purtroppo. Io non sono invidioso perché sono molto felice della mia vita, però mi ricordo che in quegli anni la c’era Renzo Fantini un famoso produt­tore, quello che ha lancia­to Paolo Conte, Guccini un grandissimo produttore. Ero quasi invidioso di Vinicio perchè aveva avuto la pos­sibilità di incontrare Fantini il quale gli ha trasmesso la passione dell’aria musicale. A distanza di anni incontran­do Elisabetta sono riuscito a percepire la stessa cosa.

Ti sei definito lo scenziato pazzo dei suoni, quanto è importante il suono rispet­to al testo?

Il suono per me è tutto, se fossi uno che comanda, che conta, imporrei certi stru­menti in certe scuole. Gli strumenti abbandonati, tipo “la celesta”. Ho una colle­zione unica di strumenti, con strumenti rarissimi e dove ogni volta mi regalano delle emozioni bellissime, sono strumenti molto vecchi e la loro forza è anche un po’ il difetto, il computer ti regala sempre lo stesso suono, la stessa precisione. Diciamo che lo strumento vero, fatto di legno, magari meccanico, acustico, ogni volta lo trovi in maniera diversa, ti ispira ogni volta su strade diverse. Il testo è un po’ a corrente al­ternata, delle volte ho voglia di farli perché mi vengono veloci come il caso di “le nu­vole”, la prima canzone del disco nuovo, altre volte mi sembra quasi una condan­na.

All’interno dell’album tro­viamo ospiti, amici e so­stenitori. Come siete riu­sciti a coinvolgerli?

Si sono coinvolti loro ed è la cosa più bella del mondo. E’ bello perché è una cosa vera, essendo che siamo fuori moda se fai una cosa con degli amici la fai perché c’è una passione, un’amici­zia e non perché c’è la moda dell’ospite. Barbarossa è ve­nuto ed è stato il primo a ca­pire veramente cos’era Ex­traliscio, Davide Toffolo con cui da dopo Sanremo siamo diventati come fratelli ed ha scritto una canzone bellissi­ma per noi. La parte un po­chino più entusiasmante è la parte di Tony Renis perché, intanto dopo Sanremo è di­ventato un nostro fan, incre­dibile questa cosa. Tony Re­nis che ha scritto “Quando quando”, la canzone più tra­dotta al mondo viene a cer­care gli extraliscio. Abbiamo fatto una sua canzone che lui ha scelto per noi, la cosa bella è che l’abbiamo arran­giata assieme al telefono, siamo stati due ore in viva voce e delle volte metteva giù il telefono perché lo sta­va chiamando Julio Iglesias dall’altra parte e poi ritorna­va ad arrangiare la canzone e mi diceva di stare attento alle piccole cose, alle sfuma­ture, perché mi diceva guar­da Mirco la canzone la fa le piccole cose e mi ha fatto pensare come è diverso fare musica oggi.

C’è stata invece qualche collaborazione che avre­ste voluto realizzare e che invece non siete riusciti ad inserire’

No perché questa è stata una cosa completamente naturale.

“Luce che si perde nella luce, se si perde nel vuoto poi si ritrova nel tempora­le”, un estratto dell’intro romantic robot. Il mondo ultimamente sembra es­sere avvolto da un lungo temporale per far si che la luce abbia la meglio oc­corre più una componente romantic o robot?

Occorre riconoscere la fortu­na quando uno ce l’ha, oggi il mondo sta andando un po’ a rotoli, i potenti stanno al sicuro e le persone norma­li sono quelle che hanno la peggio e ci rimettono la vita. Noi dobbiamo riconosce­re che siamo fortunati oggi, stiamo parlando a telefono di muica, stiamo parlando della luce perché la musica è luce è libertà. Invece c’è qualcun altro, che solo per­ché è nato in un punto sba­gliato, per poter parlare deve fare i conti con varie cose.

 

Gabriella Sandrelli © copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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