Iskra Menarini, l’incontro con Lucio Dalla mi ha cambiato la vita

Per un certo periodo hai vissuto a Sanremo, vero?

Si abitavo in una casa comprata dal mio papà proprio nel centro, a pochi passi dal Casinò.

Mio padre è francese venne a fare il partigiano, sai in quei tempi…stiamo parlando di molti anni fa

e andò a finire a San Felice sul Panaro, dove conobbe mia mamma che è della provincia di Modena; lei proveniva da una famiglia che aveva i mulini e facevano quelle farine che oggi possiamo solo sognarle. Ero ancora una bambina quando ci trasferimmo a Sanremo.

Eri giovanissima, ma credo che ricordi bene le esperienze sanremesi. Sei ancora legata alla città?

Si, all’epoca il Festival si svolgeva al Casinò e attualmente ho ancora un fratello che abita li, quindi so bene come si svolge il tutto. Non c’è niente dopo Sanremo.

Oltre alla musica, anche danza e teatro nella tua formazione?

Ho studiato con il maestro Barzizza, che adesso è un maestro pazzesco ed in quei tempi lavorava con personaggi un po’ particolari. Ho studiato chitarra classica però, a quei tempi, le donne che suonavano uno strumento non erano tanto amate. Ho fatto tante cose, prima di trasferirmi a Bologna per studiare al Conservatorio canto lirico. Ho sempre amato tanto le voci di pancia, le voci spesse quando studiavo lirica andavo sempre ad ascoltare i tenori così ho messo su una voce un po’ piena invece il lirico ha la voce molto sottile.

Cosa cambia per te a Bologna?

Li ho conosciuto Andrea Mingardi e fu la prima persona che mi fece salire su un palco. Sono sempre stata timidissima, ti racconto che siccome ero una ragazza molto carina se capitava che dovevo passare davanti ad un bar ero capace di fare il giro di tutta la piazza per non sentire i commenti ed evitare di diventare rossa. Una volta era così, oggi invece i ragazzi fanno di tutto e di più per apparire.

Sempre a Bologna, ho continuato a fare musica con un gruppo “i tombstone”e poi l’incontro con Red Ronnie che mi regalò una cassettina con ottima musica dicendomi: “senti qua che roba…”

Hai iniziato con il rock progressivo, l’elettro pop fino ad arrivare alla canzone d’autore.

Si si, vero. Iniziammo a girare per locali, andammo “all’altro mondo”, locale dove suonavano i numeri uno non solo italiani ma anche da Londra. Fino ad arrivare al Piper di Roma, da dove partirono anche Patty Pravo e Mia Martini. Il problema era che donne che cantavano le cose che facevo io non c’erano, quindi ho dovuto un attimo cambiare registro.

Hai trovato molte difficoltà nell’esprimere il tuo modo di far musica?

Stiamo parlando di tanto tempo fa, è chiaro che a diciannove anni vedere una ragazza che fa quel tipo di musica che comunque è al maschile non era comune. C’era, ricordo Janis Joplin.

Pian piano, poi, mi sono avvicinata più alla musica italiana. Comunque sono stata sempre in mezzo. Una vita in mezzo alla musica.

Sono stata ferma un po’, la nascita di mio figlio e poi l’incontro che mi ha cambiato la vita.     

Incontro avvenuto a Bologna?

Oltre che con “i tombstone” ho suonato due anni con un gruppo che si chiamava “i cinque lire”. La storia è veramente assurda, ho scritto anche un libro ma poi non l’ho finito. Con “i cinque lire” all’epoca suonavamo in molti locali di Bologna. Ricordo questo omino piccolo, tutto peloso, non lo seguivo tanto perché naturalmente facevo un altro genere di musica. Ad un tratto lo vedo parlare con Curreri e poco dopo mi vidi portare via il gruppo. Ero arrabbiatissima e non ti dico cosa pensavo in quel momento di lui.

Qualche tempo dopo, un amico che adesso non c’è più, mi portò in un luogo sotto una Chiesa ove facevano le prove e mi disse: “ti ho fatto una sorpresa”. E di nuovo mi ritrovai dinanzi a quest’omino peloso.

Mi guardò e mi disse: “Non sto cercando una corista, io sto cercando”. Mi fece fare delle cose, poi un provino e da li è nata una simbiosi, bastava che mi guardasse e io sapevo esattamente cosa volesse.

Tendeva ad esagerare ed era bugiardo quando diceva che io ero la più brava.

L’aver detto che non cercava una corista è stato per te un grande complimento?

Eh si, sono entrata nel mondo di Lucio che avevo quarant’anni. Ho detto: questo è matto! Invece è stato un viaggio pazzesco e molto emozionante.

Lucio conosceva tutto, insieme a lui ho fatto quattro anni in giro per il mondo. Lucio era principalmente un autore, molto poetico e non tutti lo seguivano. Anch’io ho fatto fatica a capire cosa faceva. Con “Attenti al lupo” ha conquistato il popolo, un giorno arrivò Ron e gli fece sentire il brano e lui volle tenerlo per se e creò questo balletto.

Nel balletto c’era anche un’altra ragazza, Carolina Baldoni, lei era più corista.

Lui tendeva a mettermi in evidenza facendomi cantare da solista, gli devo veramente tanto, gli devo tutto. Tu mi stai chiamando perché Lucio mi ha fatto conoscere anche te, è questa la magia.

Lucio ha sempre creduto in te, come vera artista?

Si abbiamo fatto tante cose, tanti video, ho fatto Tosca amore disperato, questa opera bellissima ove lui mi fece cantare il brano principale. Questo il suo modo di volermi bene.

Il fatto che adesso non c’è più.

Una tragedia, non come artista, perché grazie a lui continuo a fare tante cose.

Lucio diceva che la tua voce era una delle più belle che lui avesse mai ascoltato.

Ma dai, come dicevo prima amava esagerare ed era un grande bugiardo. Non esiste secondo me, il più bello o la più bella. Ma puoi piacere o non piacere. Anche nella vita non c’è il più, ma quello che ti piace. Lucio diceva così perché lavoravo con lui, ero sempre al suo fianco, mi chiamava alle tre di notte.

L’uomo infinito, il mio nuovo brano che uscirà a maggio è dedicato proprio a Lucio, nel ricordo che ho di lui quando lo vedo lungo la strada con i suoi cani.

Quindi stai lavorando ad un nuovo progetto?

Si sto lavorando ad un nuovo album che contiene anche alcuni inediti scritti da me.

Se non si facessero nuovi progetti, è come se si guardasse un muro. Quando la tua vita è stata fatta di musica, poi soprattutto con uno come Lucio, non puoi stare ferma. Io quando sono ferma guardo alla finestra.

Non mi fermo mai, il primo di marzo sono a Firenze ad un evento di solidarietà. Amo tanto anche gli animali e forse un po’ meno l’uomo che sta distruggendo tutto.

Per quanto riguarda l’uscita del tuo nuovo album stai collaborando con persone diverse dalla schiera di Lucio?

All’album hanno collaborato degli amici Renato Droghetti che è quello con cui collaboro di più, poi c’è un brano di Teo Ciavarella che ha fatto la musica insieme a me.

Vivi ancora a Bologna?

Vivo a 20 km da Bologna.

Non ti sei allontanata dalla casa del maestro?

No assolutamente no, poi adesso arriva Marzo…io canto in tanti concerti e quando eseguo il brano le rondini faccio tanta fatica. Ho collaborato con tanti: Bersani, Carboni, Stadio, Morandi. Lui mi prestava agli altri, ma quando aveva bisogno mi richiamava, era il mio grande capo. E’ stato un viaggio a senso unico.

Nel 2009 hai partecipato anche al Festival di Sanremo, è stata una scelta di Lucio?

Si si, venne un bel giorno dicendo: “ho pensato di portarti a Sanremo”. Siccome sono stata ad abitare la, non sarei mai andata, conoscevo benissimo quel teatro. Ho provato un po’ di difficoltà stando in mezzo a tanti giovani, io che mi presentavo nelle nuove proposte ad una certa età. Mi fece partecipare, con “Quasi Amore”, un brano bellissimo.

Tra le  tante cose, sei stata anche insegnante in un talent?

C’era il maestro Vessicchio che mi propose a Maria De Filippi, lo studio delle sonorità, il canto delle canzoni italiane, la musica etnica ed elettronica, costruisco la voce e non smetto mai di ricercare cose nuove. Ma nei talent c’è poco da insegnare e poi Lucio quando venne a sapere della cosa mi chiese se volevo restare li o andare in tournee con lui…ovviamente andai con lui.

Ho vissuto tutto con lui. Mi manca solo che mi ricapiti di ritrovarlo in qualche parte.

Hai vissuto il bello della musica?

Bravissima, hai colto nel segno, ho vissuto il bello della musica, hai detto una frase bellisisma, perciò adesso faccio fatica ad adattarmi a certe situazione.

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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