James Senese, aspettanno ‘o tiempo

Il tuo ultimo album “Aspettanno ‘o tiempo”, raccolta antologica per i tuoi cinquant’anni di carriera. Avresti immaginato di poter raggiungere tale traguardo?

Questa è una bella domanda. Alla mia età ed avendo cominciato a suonare da ragazzino penso sia una cosa dovuta.

Ph: Riccardo Piccirillo

Quindi avevi già il sentore che saresti arrivato a festeggiare questi cinquant’anni di ricca carriera?

E’ chiaro che già lo sapevo, io prevedo anche il futuro (dice scherzando James ndr).

Allora sai anche quando passerai a miglior vita (si continua a scherzare ndr)?

Vedi il problema non è arrivare a cento o duecento anni, il fatto è che noi un giorno andremo dall’altra parte dove vivremo la nostra vita veramente. Oggi il tempo che abbiamo, noi tutti, cerchiamo di sfruttarlo al meglio anche se è molto difficile vivere in questa società.

Sei molto religioso?

Perché tu non lo sei? Sicuramente meglio da quella parte che da quest’altra parte.

Oggi è la festa del papà, tu sei papà?

Certo che sono papà. Sono papà da cinquant’anni, anzi qualcosa in più. Ho due figli un maschio ed una femmina.

Tornando a quanto dicevi circa la nostra società, tu in un certo senso hai vissuto già anni fa quello che si vive oggi riguardo la discriminazione razziale.

L’ho già vissuto prima, è una storia che ritorna, in realtà non c’è niente di nuovo. Ai miei tempi era più nascosta oggi è più plateale.

Sei stata una persona molto coraggiosa

Non sono mai stato di indole coraggiosa. Il mio è stato un coraggio dettato

Ph: Riccardo Piccirillo

dal sistema, è stato lo stesso a darmi forza nell’affrontare la mia condizione ed ancora oggi grazie ad esso continuo a difendermi.

Sei stato un ragazzo degli anni sessanta, hai vissuto diverse vicissitudini.

Ho vissuto tutte le rivoluzioni possibili e la musica mi ha aiutato a superare molte problematiche. Non so cosa sarei diventato senza la musica, forse un criminale o forse magari uno scienziato. A me piace molto la fisica e la scienza.

Non si direbbe (scherzando, ndr)

Il problema è proprio questo, non si direbbe, ma è così.

Hai origini americane, ma sei sempre voluto restare a Napoli.

In verità io non ho avuto la possibilità di espatriare. La mia napoletanità è molto più forte rispetto al fatto che nel mio DNA vi sia anche sangue americano.

Il mio vero senso di provenienza è dettato da questi due fattori, positivi e negativi allo stesso tempo.

Credo di potermi definire napoletano al 100%, anche per logica visto che sono nato e cresciuto a Napoli.  Però questa parte mia dominante, del colore, dell’esser nero, fa che io non sia del tutto napoletano ma forse questo dipende dalle notizie che arrivano dai mass media e da quello che c’è intorno.

Questa tua condizione, la condizione del nero a metà, ha influenzato il tuo modo di far musica?

La musica è quel mezzo attraverso il quale io ancora oggi riesco a far capire agli altri che sono napoletano al 100%, geneticamente sono parte americano e parte napoletano ma spiritualmente, il mio animo e la mia persona sono napoletani e questa condizione riesco a dimostrarla in tutta la mia musica e in tutto quello che ho fatto fino ad oggi.

Ovviamente sei stato in America

Ph: Riccardo Piccirillo

L’America l’ho girata quasi tutta, ma sono sempre ritornato nella mia terra. Napoli è particolare, Napoli ha questo sentimento del quale non puoi farne a meno. Anche se in America sarebbe stato molto più facile, per me, identificare me e la mia musica.

Poi sai cosa c’è non ho mai lasciato la mia città anche perché sono molto legato alla mia famiglia.

Nella tua carriera sempre coerenza ed onestà artistica. Mai il denaro in primo piano. Ciò ti ha portato a qualche rinuncia?

Spesso ho proposte molto vantaggiose ma non accetto questi compromessi. Esser così come uomo è la mia ideologia. Rinunce? Sicuramente il non essere andato in America mi ha precluso il fatto di non essere arrivato prima in tutte le cose. Nel mio DNA c’è sostanzialmente il voler essere un rivoluzionario di pace.

Hai superato le tue difficoltà con la musica, ed ancor di più come tu stesso dici soffiando nel tuo strumento. Se dovessi dare un consiglio ai giovani?

E’ molto semplice, non perdere di vista le tradizioni, le nostre melodie, le nostre origini e la nostra cultura e soprattutto la cosa più importante che è la famiglia, il rispetto per la famiglia, il rispetto per gli altri. Poi vai dove vuoi tu, se devi limitare tutto ad un aspetto economico è meglio che fai un altro mestiere. Ci sono valori che non puoi abolire, non puoi mettere da parte.

Mamma, papà, i nonni sono tutte cose importanti come il sapore dei bei ricordi.

Oggi purtroppo questa parte dei sentimenti si sta perdendo. Si pretende il tutto e subito.

Attraverso la mia musica cerco di trasmettere e mantenere vivo questo sentimento, la mia è musica di pace e di fratellanza.

“LL’America” uno dei due inediti contenuti nell’album è scritto da Edoardo Bennato.

Un bel regalo da parte di Edoardo, che mi ha donato questo pezzo e che tra l’altro parla proprio di America, dico delle cose per farmi capire e forse Bennato mi ha capito ancora di più. L’America ritorna spesso, ma io fondamentalmente ho due mamme, Napoli e l’America.

“Dintt’ ‘o core” un omaggio a “Manha de Carnaval”

E’ un ricordo che ho dall’infanzia, quando c’era la televisione in bianco e nero ho visto questo primo film brasiliano e ricordo questo brano molto struggente. Ho voluto metterci su le parole, un testo sopra quella musica che mi ha sempre affascinato.

Dagli Showmen a Napoli Centrale, passando per Pino Daniele.

Soprattutto con Napoli Centrale abbiamo dato una dimensione diversa, prima esisteva solo Renato Carosone e Peppino Di Capri. Napoli Centrale ha rotto un po’ tutti gli schemi ed ha messo sugli attenti anche tutto quello che c’è stato dopo. Pino ha fatto parte di Napoli Centrale per due anni, suonando il basso.

Tu lo hai accompagnato per diversi anni.

E’ stata una mia scelta, l’ho aiutato molto. Racconto un aneddoto molto particolare. Avevamo lo stesso manager e quando ho portato Pino con me a fare la spalla di Napoli Centrale, cantava due/tre canzoni con la chitarra e poi usciva di scena.

Il manager non voleva pagarlo perché a lui non interessava ed allora lo pagavo io. Quando Pino apriva i concerti di Napoli Centrale, non era conosciuto, il pubblico aspettava solo noi.

Sicuro del suo talento, ad ogni concerto ho iniziato ad accompagnarlo con il mio sassofono e da li pian piano Pino ha iniziato ad avere riscontri. Capii subito che era un ragazzo che meritava.

Questo tempo che passa tu lo scandisci attraverso il sassofono. Sei tu a dare anima al sassofono o è lui che in un certo senso riesce a darti anima?

Certamente sono io, però oggi il sassofono è un tutt’uno con me. Quando lo prendo siamo una sola cosa perché è lui che poi mi ha dato la vita, mi ha fatto arrivare fino a dove sono adesso. Ogni giorno ci si capisce sempre di più e non lo lascio mai da solo, non dico che lo porto a dormire con me ma siamo la. Conosco tutta la sua matematica, quando lo vedo che sta un po’ male, che è un po’ sporco o c’è qualcosa che non va, lo devo aggiustare, pulire, accudire.

Nel 2016 con “ ‘O Sanghe” hai vinto il Premio Tenco, ricevuto per i testi in napoletano. Ti aspettavi questo riconoscimento?

E’stato bello, in lista c’erano molti artisti famosi e sapere di averlo vinto mi ha sbalordito non poco. All’inizio ero al duecentesimo posto e poi all’improvviso dopo una settimana mi arriva questa mail: “James hai vinto il Premio Tenco”. Davvero una bellissima emozione.

Progetti futuri?

Ho tantissimo materiale, l’anno prossimo faremo un nuovo disco di inediti.

Hai sempre collaborato con i tuoi grandi amici e musicisti di Napoli Centrale. Non ti abbandoneranno mai?

No non mi abbandoneranno, non possono farlo. Con me riescono a trovare una musica che non troveranno mai da nessuna parte. Sono un musicista a 360 gradi, la musica è tutto, senza di me loro sono perduti.

Non hai studiato al conservatorio vero?

Mi sono diplomato ma studiando da privato.

In questo numero non abbiamo potuto far a meno di parlare di quanto accaduto in Nuova Zelanda, anche perchè non ci si aspettava che potesse succedere qualcosa anche in quei posti.

Sai com’è, oggi questi terroristi sono un po’ come i cercatori d’oro – così li definisco io – vanno a cercare l’oro dove gli altri non vanno. Quando si vedono ostacoli nelle altre parti decidono di recarsi ove non ci si aspetta di trovarli e li trovano campo facile. Purtroppo oramai dobbiamo aspettarci di tutto e per quanto si stia attenti ne basta uno che sfugge e può succedere quello che è successo.

Oramai la guerra è ovunque e la può fermare solo il Signore.

 

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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