Maldestro, senza il dolore non puoi arrivare alla felicità

Il tuo terzo album “Mia madre odia tutti gli uomini”, in cosa si differenzia dai precedenti?

Sicuramente nel modo di raccontarlo e nel suono. E’ stato un lavoro bellissimo, ricercato con Taketo Gohara che mi ha permesso di fare di ognuna delle mie canzoni esattamente ciò che volevo.
Un lavoro di due anni che mi ha permesso e dato la consapevolezza di poter raccontare un pezzo della mia vita senza più maschere.

“Mia madre odia tutti gli uomini” titolo che non trova riscontro in nessuna delle dieci tracce. Come mai questa scelta?

E’ una frase di una delle canzoni del disco “Come una canzone”
Ho scelto questa frase perché credo che rappresenti a pieno quello che ho cercato di raccontare.
Dieci storie che raccontano dei momenti cruciali della mia vita e ho pensato che quel titolo potesse essere l’anello di congiunzione di tutte le canzoni.

Nei brani parti dal dolore per raggiungere la felicità. Ritieni che il dolore sia una tappa obbligata per raggiungere la felicità?

Assolutamente, il dolore non va rimosso, ma va tenuto per mano, va guardato in faccia, va attraversato. Bisogna cooperare con lui perché solo così riesci a comprendere quei momenti che ti portano alla felicità.

Questo dolore è rivolto anche alla tua terra di origine che è Napoli?

Sono diversi i dolori, come diversa è la felicità. Chiaro che alcuni dolori partono dal posto dove nasci, da quello che hai vissuto.

Allora Napoli ti ha portato qualche dolore?

Ritengo che ogni città porti dolore a chi la vive. Io con Napoli sono incazzato perché la amo.

L’album ha dieci tracce, se ne dovessi scegliere una che lo rappresenta di più?

Credo “La felicità” come storia, perché prende un po’ in mano tutte le altre storie ed è proprio quello che dicevamo prima, partire dal dolore per poi raggiungere la felicità.
Quella, invece, alla quale sono più legato è “Spine”, perché se qualcuno mi dicesse di raccontare un qualcosa lo racconterei esattamente come ho fatto in questo brano.

E’ prossima la partenza del tour. Com’è il tuo rapporto con il pubblico? E come sarà lo spettacolo che porterai in scena?

Il rapporto col pubblico è sempre stato bellissimo, un rapporto di affetto e soprattutto di condivisione perché è anche grazie a lui che si cresce. Un teatro vuoto, senza pubblico, non avrebbe alcun senso. Puoi fare anche la cosa più bella del mondo.
In tour porteremo questo nuovo disco riarrangiato perché mi piace fare cose nuove. Le persone che pagano un biglietto hanno diritto ad assistere a cose nuove, se devono ascoltare esattamente quello che c’è sul disco sembrerebbe quasi una rapina. Ho riarrangiato anche alcuni brani vecchi degli album precedenti, più vicini a questo.
Abbiamo messo assieme una band corposa con la quale non vedo l’ora di girare l’Italia.

Fino ad oggi tre album ed il famoso brano “Canzone per Federica” con il quale hai vinto quasi tutti i premi di Sanremo. Quanto ha influito l’esperienza sanremese sul tuo modo di far musica?

Nessuna influenza, Sanremo è stato un bellissimo percorso, un bellissimo momento. L’ho vissuto come un gioco ma Sanremo è una vetrina importante ove si conoscono tantissime persone. Il bello inizia dopo. Se non hai idee chiare e collaboratori che credono in te anche Sanremo serve a ben poco.
Non mi ha influenzato, perché ho sempre saputo quale sarebbe stata la mia strada o almeno quale strada volevo percorrere.

Allora un’esperienza che si ferma lì?

Per adesso si, perché ho altre cose a cui pensare. Progetti a cui voglio dedicarmi. Se un giorno dovesse ricapitare, sicuramente mi presenterò con un pezzo giusto, che possa essere ascoltato in quel contesto.

Qualcosa allora che va al di là di “Canzone per Federica” che è piaciuta a tutti?

Non penso di portare un pezzo che possa piacere a tutti, ma ce ne sono alcuni che potrebbero sicuramente andare in quella vetrina per tanti motivi.

Diverse collaborazioni nel tuo album, tra cui James Senese. I tuoi rapporti con lui?

Il grande James. Ha collaborato nella canzone “Come due pugili”, credo che James rappresenti qualcosa di grandioso non solo per i napoletani ma per tutto il paese.
Quando ho cominciato, quattro anni fa, a fare il cantautore aprivo i suoi concerti.
James è uno tosto che non fa aprire i suoi concerti a nessuno, a me ha dato questa possibilità e ricordo che in una cena a margine di un concerto mi disse: uaglione o’ saje pecché apri e’ mie concert? pecché tieni a’ verìtà.
Ed io sono profondamente legato a questa cosa.

Cantautore, dei tuoi brani scrivi testi e musica, sei considerato uno dei più promettenti giovani cantautori italiani. Senti il peso di questa eredità?

Non capiscono niente! Non voglio responsabilità, cerco solo di portare avanti quello che ho dentro, ovviamente dopo aver attinto dai maestri che mi hanno permesso di fare quello che faccio. Su tutti Ivano Fossati, ce l’ho tatuato è il mio padre putativo.

Nella presentazione dell’album dici: libero di amare. E’ un disco senza armature. Ti senti più indifeso o vulnerabile?

Una volta che decidi di togliere l’armatura, sai che puoi arrivare ovunque.

Quindi non hai paura?

No, anche se la paura è uno stato d’animo, anche bello a volte, perché ti permette di capire molte cose e ti da la possibilità di essere coraggioso. Spesso si ha paura di aver coraggio.

Antonio Prestieri. Perché Maldestro?

Perché lo sono, inciampo e faccio danni, se senti un rumore o qualcosa che cade è stato Antonio.
Anche in musica?
Ogni tanto è bello far danni anche in musica. Un bel danno.

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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