Marco Greco ed i suoi maestri

Marco Casularo, classe 1991, in arte Marco Greco. Il tuo papà è docente di conservatorio, anche se vi differenziate nei generi, la passione per la musica l’hai appresa da lui?

Diciamo il cinquanta per cento. Sono cresciuto in un ambiente dove c’era molta musica, questo probabilmente mi ha condizionato, mi ha formato. Respirando musica ti entra dentro.

Ma il percorso classico è molto definito: lo studio, gli esami, il conservatorio, etc. Io tutto questo non l’ho mai fatto. Anche se mio padre avrebbe voluto che seguissi questo iter.

Non ho mai studiato musica, ho fatto tutto da autodidatta, già sentivo che nel fare musica e il musicista mi bastava solo la fantasia.

Nella musica classica c’è lo studio della tecnica, a me interessava prima individuare un qualcosa da raccontare e poi cercare il modo anche tecnico per dirlo. Sono sempre partito dalla sostanza, la classica invece parte dalla forma. Figlio d’arte a metà.

 

Immaginiamo che tuo padre un po’ ti abbia indottrinato sulla tecnica.

Assolutamente no, anche perché – essendo i miei separati – non ho vissuto con mio padre. Abbiamo un bellissimo rapporto ma non mi ha mai insegnato la musica, anche se quando andavo da lui lo sentivo suonare, un po’ l’ho ereditata ma nel senso indiretto del termine.

Il mio è un percorso che ho fatto da solo, ma mio padre è stato bravo anche in questo perché se mi avesse suggerito delle cose magari poi non le avrei fatte.

Ho scoperto il bello della musica grazie a lui, ma ho avuto la libertà di seguire la mia strada e ciò mi ha fatto sicuramente bene.

 

C’è stato qualcuno che ti ha fatto trovare questa strada o anche in questo hai fatto da solo?

Si a parte Fausto c’è stata una persona. Fausto è arrivato dopo quando già facevo canzoni da tanto, diciamo già facevo questo mestiere.

Nel momento in cui mi stavo formando ed iniziavo ad annusare il fatto di poter fare il musicista c’è stato l’incontro che mi ha cambiato la vita.

E’strano, è paradossale dirlo io ho imparato la musica da una pittrice. Mia zia, che purtroppo oggi non c’è più, era una pittrice bravissima e un artista proprio a tutto tondo e lei ha sempre un po’ incoraggiato questa mia inclinazione artistica.

In un periodo della sua vita – un po’ prima che se ne andasse – abbiamo avuto quattro-cinque anni di rapporto bellissimo. Andavo a farle sentire tutte le mie idee di canzoni e lei che era molto schietta mi diceva sempre quello che pensava. Era una persona di cui mi fidavo sia umanamente e sia del gusto estetico, seguendo le sue indicazioni piano piano sono riuscito artisticamente a ritrovare me stesso.

Da li ho proseguito da solo fino a quando poi ho incontrato Fausto che è stato un grande maestro.

 

Il tuo essere cantautore è dovuto a questa persona?

Si, ovviamente tutte le guide che trovi sono delle guide vere se non fanno altro che renderti la guida di te stesso. Non ti impongono niente, non ti danno direzioni, ti mettono semplicemente in contatto con te stesso.

 

Possiamo conoscere il nome di questa tua zia?

Certo, Francesca Benigni

 

Sei molto immediato nei testi. Immediatezza e semplicità in quello che esprimi. Non ami essere troppo complicato nell’ esprimere le tue cose.

Penso che la canzone debba capirla un saggio ma anche un bambino, è una cosa semplice. La canzone è un’arte semplice.

Ho sempre preferito quel tipo di cantautorato che diceva molto con poco, canzoni profonde che ti arrivano con la leggerezza con cui deve arrivare una canzone.

Per esempio Modugno è uno che ha diversi strati di lettura, è molto vitale ma anche molto profondo. L’uomo in frackè una canzone che parla di un suicidio però non ti arriva pesante, arriva come una favola. Quindi per me l’alchimia della canzone è cercare di mettere nei testi contenuti profondi e pieni di mistero, di magia della vita. La sfida difficilissima è però quella di riuscire a farlo con una forma molto semplice, capace di rendere la canzone speciale.

 

Classe 1991 ma hai già le idee ben chiare.

Visto eh! Ma io sono vecchio dentro.

Mia mamma disse al pediatra, quando mi ha visto per la prima volta: “questo ha un animo antico”.

Pure Fausto, una volta non sapendo quanti anni avessi, dopo quattro mesi che lavoravamo assieme, stavamo in macchina, tornando dallo studio mi fa: – ma tu quant’ ann’ ‘tien? 26 e lui: ma che stai ricenn’, pensavo almeno 35.

 

Paolo Conte, ti ha conosciuto col brano Ortiche e Rosmarino. Come è avvenuto l’incontro?

E’stata una follia di gioventù, quando avevo 20 anni ed un po’ di canzoni scritte ho preso il treno e sono andato ad Asti. Sapevo che lui abitava li, ma non avevo inviti. Convinsi degli amici a venire con me in questa avventura ed andammo a casa di Paolo Conte. Trovata la casa, bussammo e mi presentai: maestro sono venuto da Roma e volevo farle sentire delle cose. Mi disse di ripassare l’indomani mattina.

Mi sono ritrovato a casa sua in questa scena da film, mentre lui si faceva pane e marmellata io gli raccontavo le mie prime esperienze con la musica, gli ho lasciato un cd e lui mi ha detto vabbè poi ti scrivo, ti faccio sapere.

Mi dicevo vabbè ho fatto colazione con Paolo Conte, già ero contento. Non mi aspettavo che mi scrivesse.

Invece è nato un rapporto epistolare. Ogni volta che faccio una canzone nuova gliela mando e lui mi da dei pareri. Abbiamo un bel rapporto di consulenza artistica.

 

Ritornando ad “ortiche e rosmarino” che è stato il brano che ti ha messo in contatto con Paolo Conte, ad un certo punto nel testo dici “la donna che amo a volte punge come ortiche con quella gonna con i campanelli sulla vita la perdo di vista”. Questa è la donna che veramente hai amato in quel momento o che ami ancora?

Eh bella domanda, sono cose che neanche io capisco. Nelle canzoni ci finisce un misto di vissuto e di sognato. Magari una strofa mi sarà venuta da un primo amore, una strofa da un altro. Le canzoni vengono abbastanza rapidamente e non ti rendi conto da dove realmente vengono.

Probabilmente la vita che vivi entra nelle canzoni non in modo così individuabile ma ci entra sicuramente.

 

Fausto Mesolella produttore artistico del tuo album, che purtroppo non lo ha visto terminato. Il “maestro sta in cielo”, ti è venuto di getto?

Il maestro sta in cielo ha una storia pazzesca, chi conosceva Fausto sapeva benissimo che quando lo chiamavano maestro lui subito replicava ‘o maestro sta in cielo. Quella frase io l’ho sempre vista come una fotografia di quello che era Fausto. Una persona umile e poetica. I due aggettivi che lo descrivono di più sono questi due. Fausto era un uomo di una poesia abnorme ed al tempo stesso di una umiltà unica.

Io sono sempre stato innamorato di Fausto e della sua maniera di fare musica, della persona che era, della disponibilità che aveva proprio come essere umano. Avevo voglia di ringraziarlo per aver prodotto il mio album, per essermi stato vicino ed essere diventato mio amico.

Volevo in qualche maniera fargli un omaggio. Ricordo che un giorno tornando dallo studio, sono passato per il Gianicolo e mi colpì la luce del tramonto.

Quando giro in macchina ed ho con me la chitarra se trovo qualche posto che mi piace mi fermo, scendo e mi metto a suonare. L’ho fatto anche quella volta e mi è venuta subito questa frase: il maestro sta in cielo.

Sono partito da questa cosa ed ho cominciato a descrivere Fausto, quello che facevamo, i ristoranti alla fine del lavoro. Ho cercato di descriverlo per quello che era, per come lo vedevo io nella sua umanità e nella sua artisticità.

E’ una canzone che lo descrive in tutti i suoi aspetti umani fino poi ad arrivare alla sua musica.

Ho scritto questa canzone di getto e l’ho scritta prima che lui se ne andasse.

Ho immaginato Fausto che faceva la sua vita, era un gioco poetico. Quella canzone me la sono tenuta nel cassetto, dicendomi: quando finisce il disco gliela faccio sentire.

Questa canzone non l’ha mai ascoltata, perché poi è successo quel che è successo. Mi sono ritrovato in mano questa canzone che ha preso un significato immenso.

Non è una canzone triste è una canzone che lo celebra nella sua vitalità.

 

Altro incontro importante quello con Federico Zampaglione, tra l’altro anche lui grande paroliere e dalla scrittura immediata. Con lui hai duettato nel brano “sconosciuti”, prima di questa collaborazione eravate anche voi “sconosciuti”?

Ci siamo conosciuti ad una Master Class, ho suonato un paio di canzoni chitarra e voce ed ho visto Federico molto appassionato al punto che si è avvicinato e mi ha detto che quelle canzoni erano bellissime. Abbiamo cominciato a parlare e scoperto che abitavamo vicino.

Saputo che stavo lavorando ad un disco con Fausto Mesolella mi ha detto: – se vuoi ti regalo un cameo. Ovviamente ciò non poteva che farmi piacere ed ho lasciato a lui scegliere il brano.

Questo è un brano che mi fa incontrare le persone. Con lo stesso ho vinto il Premio De Andrè e durante la manifestazione ho incontrato Fausto.

 

Distanti nel tempo e nel mondo fissiamo un punto lontano e anche se sta crollando il mondo anche se grida forte il vento io vengo da te perché ho bisogno di te… A chi ti sei ispirato?

Sempre lo stesso discorso, non te lo so dire. Cerchi proprio nome e cognome (scherza).

C’è sempre uno spunto dalla realtà. E’un misto tra quello che vivi, quello che sogni e quello che immagini. Questo è il bello della musica che riesce ad andare sempre al di la di quello che realmente vivi.

 

Oltre ai testi scrivi anche la musica?

Si faccio da me anche con la musica, o meglio il grosso lo faccio io. Collaboro con il mio pianista con il quale ho una grande sintonia. Parto sempre dalla musica, cerco di disegnarmi un’atmosfera, disegno un discorso, una melodia, un’armonia che mi fa un po’ viaggiare con la fantasia e da li poi elaboro il testo.

 

E’ il tuo primo album, ci hai lavorato tanto?

Racchiude tutto il mio inizio, un po’ di anni, tante cose belle, tante cose difficili, racchiude un po’ tutta la mia vita di questi primi anni di musica.

 

Non un traguardo ma un punto di inizio?

Se riesco il mio obiettivo è di fare dischi tutta la vita. Questo è il mio primo disco, ci ho messo tutto l’impegno, tutto quello che potevo.

Ora prenderò un po’ di respiro e quando sentirò di avere altre cose da raccontare inizierò a pensare ad un altro lavoro.

 

Intanto ci sarà anche un tour?

Per ora non ti posso anticipare nulla, ci stiamo lavorando. Lo scorso anno ho fatto molti concerti adesso stiamo cercando di capire un attimo su che territorio muoverci.

 

Musicultura, con il brano “abbiamo vinto noi” E’stato un monito portare questo pezzo?

E’ un brano a cui tengo molto perché ha dentro una luce molto particolare, cerca di illuminare un giorno più buio. E’un brano di speranza.

Sono stato felicissimo di partecipare a Musicultura che è un festival bellissimo. Ti esibisci in posto che fa tremare le gambe ai veterani. E’ lo Sferisterio di Macerata, una bellezza infinita. Questa canzone è un po’ un sogno ad occhi aperti, è un sogno che però non deve rimanere un sogno.

 

Tu sei un cantautore, per quale grande interprete vorresti scrivere un pezzo?

Ho sempre scritto con l’idea di cantare io il brano ma può succedere che magari incontri una persona che potrebbe essere Mia Martini. Se l’avessi incontrata sicuramente avrei scritto per lei.

Dovessi scegliere un interprete di oggi direi una ragazza – non è un big ma mi piace molto come canta – che si chiama Daniela Pes. Mia Martini nella vita ideale, Daniela Pes nella vita reale.

 

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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