Nek, il mio gioco preferito

Come hai affrontato questo periodo? Creativamente parlando, è stato da stimolo?

Questo periodo l’ho affrontato come hanno fatto tutti fondamentalmente. In un primo momento sono rimasto sorpreso, perché credo sia un momento talmente tanto assurdo che ci siamo trovati in tanti ad averlo vissuto per la prima volta. Poi, però, mi sono rifugiato in studio e questo momento di quarantena mi ha dato una forte energia compositiva e mi sono ritrovato spesso a scrivere, anzi otto/nove ore al giorno scrivevo e continuo ancora oggi a scrivere materiale nuovo. Una parte di questo è incuso nel nuovo album e tutto quello che sarà è messo lì per il futuro.

Cosa ci ricorderemo di questi mesi tra un po’ di tempo? Ci avranno cambiato, nel bene e nel male?

Questi mesi, queste circostanze particolari è probabile che vengano dimenticate, in un certo qual modo anche oggi c’è un po’ questa necessità di rimuovere tutto questo periodo difficile che abbiamo vissuto. Mi auguro possa essere servito ad investire sul nostro tempo, a non dare più nulla per scontato, a fare oggi quello che potresti fare domani. Cercare di regalarci più tempo da investire con i nostri affetti, intensificare le nostre attività, a farle con più amore.

Come mai la decisione di uscire comunque con un nuovo album, nonostante il momento che stiamo attraversando?

Io sono un uomo di passione, chiedermi di fermarmi sarebbe stato come togliermi l’ossigeno. E’ importante, anche per me, continuare il lavoro che faccio. Continuare a fare musica, mi tiene vivo. Ho avuto la possibilità di fare delle dirette attraverso i miei social, di suonare per le persone e mi sono reso conto di quanto sia bello sentirsi utili. Ecco, così mi sento utile, mi sento meno solo.

Com’è stato lavorare, e finalizzare, un disco a distanza da tutti i collaboratori?

Sicuramente è parso strano lavorare a distanza, io sono abituato ad andare in studio. Divido i momenti, dello stare a casa e dello stare in studio. Ho la fortuna di avere un piccolo punto di riferimento a casa mia, un piccolo studio che ho ulteriormente attrezzato in vista di questo lavoro del disco e sono riuscito a distanza, con l’aiuto della tecnologia, con l’aiuto dei miei collaboratori a portare a termine tutto il progetto.

Rispetto all’idea iniziale del progetto, questo periodo ha cambiato qualcosa? Scelta dei brani? Copertina dell’album?

La semplicità ha avuto la meglio, sia dal punto di vista creativo per quel che riguarda la copertina e anche per quel che riguarda, per esempio, alcuni testi degli ultimi pezzi che raccontano e fotografano anche il momento che abbiamo vissuto.

Il primo singolo è stato “Perdonare”, con un video collettivo realizzato grazie ai contributi dei fan. Com’è stata la tua reazione nel vedere l’affetto di tutti i fan che hanno risposto all’appello?

E’ stato meraviglioso e mi ha emozionato tantissimo. Anche in questo clip, la semplicità era la parte dominante. Il videoclip è stato fatto con il solo utilizzo dei telefonini e con la partecipazione delle persone della mia famiglia e di quelle che mi hanno aiutato a completare questo clip. Tanto affetto, tanta partecipazione, tante testimonianze attraverso i loro clip fatti nella maniera più semplice possibile, così come ho fatto anch’io e così come è stato assemblato.

Ascoltando le parole del brano “Shhh!!!” sembra essere particolarmente legato al periodo attuale. È stato scritto in queste ultime settimane?

E’ stato scritto all’inizio di questa pandemia, proprio quando eravamo all’inizio di questo blocco di libertà. Sostanzialmente rivendica i rapporti umani e la loro e la loro importanza. Siamo stati tutti virologi, tutti scienziati, tutti esperti e allo stesso tempo anche il contrario. Tanti pareri, tanto caos a volte. Ognuno vuole dire la sua, vuole avere ragione ed alla fine ci siamo resi conto di quanto siano importanti le strette di mano, gli abbracci e quanto ci mancano al punto che è necessario per capire, fare silenzio.

Come mai hai deciso di ricantare con le tue figlie il brano “E da qui”?

E’ stata una decisione nata dalle circostanze, la stavo suonando in casa, Beatrice è passata nel mio studio, la cantava e così mi si è accesa la scintilla ed ho deciso di chiamare anche Martina. Noi tre, io e le mie figlie abbiamo ricantato la canzone, il brano è stato rispolverato nel suo arrangiamento ed ho deciso di inserirla nella seconda parte di questo mio gioco preferito. E’ un pezzo che ci ricorderà un momento di condivisione vissuto in questa circostanza coì particolare.

Sei forse il primo artista a mettere in piedi un live con band e più canzoni pensato per il web. Come mai questa decisione di tornare a suonare in un modo così diverso rispetto al solito? E’ un modo per dare un segnale di ripartenza?

E’ sicuramente un tentativo di lanciare un messaggio positivo. Il voler ricominciare, ripartire. Non si possono avere assembramenti, quindi, cerchiamo di reinventarci ed utilizzare telecamere, ci sarà la distanza ma intanto meglio un concerto così rispetto al silenzio totale. Ho pensato questo, l’ho pensato qui a Sassuolo, il paese dove sono nato e mi andava di farlo proprio da qui con i miei musicisti che normalmente mi accompagnano.

Come mai farlo in una piazza della tua città? Ha un significato importante per te?

Certo, il concerto sarà fatto in Piazza della Rosa, davanti al palazzo Ducale ed è uno dei simboli di Sassuolo. Io qui sono nato, amo molto la mia città e quindi ho desiderato tanto ripartire da qui. In realtà da qui sono partiti tanti miei progetti, volevo quindi che uno dei simboli del mio paese fosse il coprotagonista di questo inizio.

Un modo totalmente diverso di far ascoltare la musica live al pubblico, con il quale durante i concerti hai sempre un rapporto molto fisico. Come la vivi?

Il concerto lo vivrò sicuramente con grande emozione  sia perché viene fatto in una modalità diversa dal solito e sia perché penso che dall’altra parte ci siano le persone e mi auguro che queste persone possano emozionarsi come mi emoziono io. E’ il tentativo di trasferire le emozioni attraverso una telecamera.

Rimanendo in tema di virtualità, farai degli instore virtuali, un’esperienza nuova sia per te sia per i tuoi fan. Come te li immagini? Cosa ti aspetti da questi incontri?

E’ una bella proposta che mi è stata offerta e l’ho presa al volo perché è una possibilità in più per incontrare le persone, seppure a distanza. Un’instore come quelli a cui siamo abituati di solito ma a distanza ed avremo anche la possibilità di suonare qualcosa, forse ci sarà anche la possibilità di rispondere a qualche domanda e d intrattenermi un po’ di più con le persone. Certo mancheranno gli abbracci, le foto, gli autografi, ma cercheremo di dare qualcosa in più per compensare in parte queste mancanze.

In questo periodo, i social e la tecnologia sono venuti in aiuto per avvicinarci quando non era possibile farlo di persona. Sei sempre stato abituato a condividere il tuo privato con i fan o è stata un’esperienza nuova?

Avere usato i social per me è stata un’esperienza nuova, non sono un esperto e sto ancora imparando ad usarli. Questa quarantena mi ha aiutato molto a conoscere la tecnologia in mio possesso. Il fatto di condividere, certi momenti, attraverso dirette con i fan, suonare per il pubblico, chiamare a casa le persone ed interagire con loro, mi ha fatto sentire meno solo e mi ha fatto conoscere molto di più il me stesso nei miei spazi.

E’ un momento molto complicato per la gente. Di cosa, da Artista, credi che il pubblico abbia bisogno adesso?

Come uomo, credo, che il pubblico abbia bisogno che la musica non si fermi mai, perché comunque una canzone ti porta via, ti fa evadere, ti distrae. La musica non deve fermarsi. Non deve fermarsi l’intrattenimento, non deve fermarsi la volontà nelle persone, non deve fermarsi la speranza. Perché è importante, comunque, sperare nella scienza, sperare in Dio, sperare nel nostro prossimo, sperare nell’operato di tutti. Dal portare una mascherina a fare bene il proprio lavoro perché questo ci mette in una condizione di rispettarci. Lo dico più da uomo, che da cantante, da artista.

Quest’estate niente concerti veri, che estate sarà per te?

Questa estate, sarà un estate come per tanti credo. Mi auguro di non fermarmi dallo scrivere, perché questo mi ha tenuto vivo, mi ha continuato a dare speranza, mi ha tenuto la mente sempre in movimento. Starò più con i miei amici, più con la mia famiglia e vivrò più il mio paese. Non ho mai smesso di viverlo, ma ad Agosto un po’ di tempo me lo ritagliavo per andare in vacanza, ci sarà il tempo il prossimo anno per poter fare tutto quello che non è stato possibile fare quest’anno.

Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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