Battito Infinito a Fuorigrotta: Eros Ramazzotti si prende il Maradona

NAPOLI – Se c’è un artista italiano capace di esportare la grammatica dello show da stadio ovunque nel mondo, quell’artista è Eros Ramazzotti. E ieri sera, lo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli ha risposto con il boato delle grandi occasioni alla tappa campana del suo trionfale tour estivo. Un ritorno attesissimo, che ha trasformato l’arena di Fuorigrotta in un gigantesco karaoke transgenerazionale, sospeso tra il graffio delle chitarre e l’emozione delle sue leggendarie ballate.

Ph Francesco Prandoni

Con una produzione monumentale che fa perno su schermi LED ad altissima definizione e un disegno luci avveniristico, Ramazzotti ha messo in scena molto più di un concerto: ha celebrato oltre quarant’anni di hit che fanno parte del DNA pop non solo italiano, ma globale.

Niente nostalgia fine a se stessa. Eros sale sul palco con la grinta di un debuttante e la sicurezza del fuoriclasse, imbracciando la chitarra elettrica fin dai primi brani. L’apertura è muscolare, ritmata, pensata per far saltare subito il parterre. Ma è quando la scaletta vira sui classici che lo stadio diventa un corpo unico.

La sequenza che inanella Terra promessa, Dove c’è musica e Un’emozione per sempre dimostra la solidità di un repertorio che non ha paura del tempo. Gli arrangiamenti live, curati da una band internazionale di altissimo livello, regalano una veste contemporanea e potente anche ai brani storici, esaltando quel timbro vocale unico e riconoscibile al primo secondo.

Ramazzotti ha sempre avuto un rapporto speciale con la Campania e con il pubblico partenopeo, e ieri sera non ha perso l’occasione per rimarcarlo. Tra un brano e l’altro, Eros ha scherzato con i fan nelle prime file, ha accennato qualche parola in dialetto e, imbracciando la chitarra acustica a centro palco, ha regalato un momento intimo da brividi eseguendo Adesso tu e Una storia importante quasi interamente cantate dal pubblico.

L’apice emotivo, tuttavia, si raggiunge sulle note di Cose della vita. Il riff iniziale di chitarra scatena l’inferno nel catino del Maradona, richiamando alla mente le storiche collaborazioni internazionali dell’artista e confermando l’impatto rock di uno show che non concede pause.

Il concerto di Eros Ramazzotti al Maradona si conferma come uno dei punti più alti della stagione dei grandi live estivi. Ramazzotti non si limita a eseguire i suoi successi, ma domina il palco con una presenza scenica impressionante, correndo da un’estremità all’altra e mantenendo una tenuta vocale invidiabile.

Quando il finale viene affidato all’esplosione collettiva di Più bella cosa, sotto una pioggia di coriandoli che illumina la notte di Fuorigrotta, la sensazione è netta: il re del pop-rock italiano sa ancora perfettamente come far battere all’unisono il cuore di uno stadio.

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