FUMETTO MADE IN ITALY (2 di 2)

Dunque, dove eravamo rimasti?

Lo scorso mese abbiamo dedicato la nostra attenzione ad alcune novità della casa editrice di fumetti italiana per eccellenza, quella Sergio Bonelli Editore che ha dato i natali a personaggi del calibro di Tex, Martin Mystère, Dylan Dog, Nathan Never, Julia, giusto per citarne alcuni e senza nulla togliere ai molti altri. In particolare ci siamo soffermati sulla mini-serie ideata e sceneggiata da Pasquale Ruju, che proprio in questi giorni vede l’uscita del quarto e ultimo numero, “Hellnoir”. Ma abbiamo anche accennato a un personaggio per certi versi davvero sorprendente, ideato da Claudio Chiaverotti e che risponde al nome di “Morgan Lost”. In questi giorni in edicola potete trovare il numero quattro della serie, dal titolo “La rosa nera”, tutto dedicato a un (o probabilmente al) super-cattivo Wallendream.

Claudio Chiaverotti ha fatto davvero un lavoro egregio nella definizione dei caratteri e dell’universo alternativo in cui essi si muovono. Ha messo in questa scommessa tutto se stesso, il suo background culturale, le sue passioni, la sua esperienza, senza sconti e i risultati si vedono, eccome!fumetto

Complici ovviamente anche le scelte grafiche (d’eccezione) e la collaborazione di disegnatori particolarmente ispirati, come appunto il lavoro supremo fatto per questo quarto numero da Val Romeo, il nuovo personaggio della scuderia Bonelli si candida, senza dubbio, a rappresentare uno spartiacque, una piccola rivoluzione che – ne sono certo – ci regalerà (intendo a noi lettori accaniti di comics) – speriamo ovviamente a lungo – molte, molte soddisfazioni.

Cominciamo dalle copertine: strane, anomale, bellissime, inquietanti, sorprendenti. Anche la carta non è quella di sempre. E il bianco e nero irriducibile degli albi Bonelli qui cede il passo a una bicromia funzionale (una concessione al rosso sangue, che scorre e scorrerà a fiume) e diegetica, perché rispecchia il daltonismo del protagonista (che proprio così vede il mondo).

Lo sfondo è una metropoli degli Anni Cinquanta, infarcita di simbologie egizie, ma ampiamente tecnologica, specchio di una distopia piuttosto inquietante in cui lo show principale, proiettato quotidianamente su maxi schermi sparsi per la città è rappresentato dalle reali imprese di vari serial killer. E il nostro Morgan Lost è un cacciatore di taglie che con questa follia, per molti versi, è stato ed è costretto a confrontarsi. Si chiama New Heliopolis il luogo vivo e pulsante dell’ucronia immaginata da Chiaverotti e a me ricorda un po’ la New York di Watchmen – il capolavoro di Alan Moore – probabilmente per la presenza, nei suoi cieli, di anacronistici dirigibili. Ma i riferimenti culturali di Chiaverotti sono innumerevoli: dai fumetti, dal cinema, dalla letteratura, dall’arte. Le sue sceneggiature citano, incorporano, rispolverano, fagocitano e digeriscono in una forma sorprendente un sostrato personale eclettico, quanto profondo e consapevole. Si respira ad ogni pagina e trasuda dall’atmosfera unica che questi primi albi di Morgan Lost hanno saputo restituire.

Ma è il lavoro sui personaggi, la caratteristica più promettente. Caratteri veri: Chiaverotti scava nelle profondità dell’anima di Morgan, ma non solo. Paradossalmente Morgan Lost, un uomo sul cui viso è tatuata una maschera, l’ha gettata senza remore a favore del lettore. Si presenta di fronte a lui completamente nudo, gli concede di andare ben oltre qualsiasi maschera, reale o simbolica che sia. Gli dà in pasto a ogni storia tutte le sue paure e le sue debolezze. Ma, in generale, tutti i sentimenti che attraversano i racconti di Chiaverotti, dalla passione all’odio, dalla violenza irrazionale al sesso, sono così tangibili, da risultare irresistibili, inquietanti me quindi – narrativamente –  assolutamente affascinati e catartici. I dialoghi (talvolta forse solo un pochetto troppo letterari, ma è lo stile di Chiaverotti), i flashback e tutti gli altri espedienti narrativi, servono innanzitutto a mostrarci la verità, per farci entrare a capofitto nella storia, familiarizzare coi personaggi e coinvolgerci emotivamente, proprio come sanno fare le serie tv più amate. Dovrebbe essere una caratteristica scontata della narrazione e a maggior ragione di un media come il fumetto che si può permettere i tempi profondi e lenti della letteratura, insieme alla potenza e velocità delle immagini. Ma in verità non succede sempre, neppure spesso. Ma qualche volta sì.

Insomma, accettate un consiglio: leggete Morgan Lost!

pie_alfonso_papa_to

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.