Alessandro Quarta: la musica nasce dai sacrifici non puoi vivere solo di talento.

 

Alessandro Quarta plays Astor Piazzolla. Perché Astor Piazzolla?

Rispondo ad una domanda simile perché non mi sono mai chiesto il perché.

Primo perché Astor Piazzolla secondo me è uno dei più grandi compositori del 900 classico, soltanto che aihmè fa parte del repertorio folcloristico argentino, e non mi sembrava giusto che un autore come lui non ricevesse la giusta attenzione. Astor Piazzolla non voleva che sulle sue musiche si ballasse tanto che a fine anni sessanta è stato accusato dall’argentina come assassino del tango. Ciò a causa dei cambiamenti che aveva apportato alle basi, ai cambi repentini di tempo, le dinamiche, etc.

Lui è stato un innovatore nel suo genere?

Assolutamente, lo puoi dire forte. Io adoro l’innovazione, non mi piace una cosa cambiata dall’inizio alla fine cioè l’evoluzione. Quando si innova devi comunque lasciare delle basi, delle fondamenta che sono quelle del passato, per non cambiare tutto. Piazzolla allievo di un allievo di  Rachmaninov, con una grande scrittura romantica e post romantica, figlio di un America in cui il jazz era in uno dei momenti più forti. Perché quando si ritrasferì in America – visto che in Argentina non poteva più stare altrimenti lo avrebbero ucciso- incontra Gerry Mulligan, il sassofonista. Ma in quel periodo cerano già i più grandi del jazz e quindi si è impregnato anche del sound americano.

Il tango di Astor Piazzolla ha due emozioni che mi fanno impazzire, la sensualità e la sessualità.

Il tango ancor prima di Astor Piazzolla, fine 800 inizio 900 lo ballavano nei bassifondi di Buenos Aires , i soli uomini davanti a delle donne.

Come si fa  a cambiare una cosa simile? Non si può. Perché bisogna rinnegare quella cosa da cui noi stessi siamo nati. La cosa bella della musica è che non essendoci scene, te le fai tu in base alle tue emozioni, alla tua vita a quello che sei tu. Perché la musica non è altro che un profumo. Un profumo che ti riporta alla mente un ricordo di tanti anni fa,  la musica ha quella forza. Soltanto che oggi aihmè vuoi per problemi mediatici vuoi per altro, in Italia manca una parola molto importante, la parola “anche”. Se accendo il  televisore o la radio sento la solita musica o trovo i soliti programmi che ci sono ovunque. Non c’è la possibilità, non dico di acculturarsi ma almeno poter scegliere e quindi di conseguenza creare dei programmi che per vederli non devi necessariamente attendere le tre del mattino.

Non abbiamo programmi adeguati per poter divulgare la musica.

La musica la si scrive e poi la si interpreta. Oggi a mio parere la musica la si scrive ben poco, perché è tutta questione di computer e sintetizzatori. E’ tutto digitale e di partiture ne vedo poche.

Si riesce ad interpretarla secondo te?

L’interpretazione non deve per forza comportare un cambiare tutto, magari solo per farsi notare. La difficoltà della grandezza della musica classica sta nel fatto che le note stanno li da duecento  o trecento anni, sono quelle. Il vincitore di un concorso deve essere bravo e la giuria  formata da professionisti del settore. Non si può essere votati da casa, non occorre urlare un secondo tempo di Mozart o una sonata di Beethoven. Non è facile interpretare.

Il problema è che la musica classica è sempre stata etichettata come una cosa noiosa, questo è il problema. La mia battaglia che vincerò è quella di portare la musica classica verso la musica pop. Come? Apriamo i teatri ai giovani. Come? Togliendo l’obbligo di mettere giacca e cravatta per andare  a sentire un concerto di musica classica. Possibile che un ragazzo non può andare a sentire un concerto di musica classica con jeans e maglietta? Se io metto il frack suono meglio? Se tu che vieni a sentire il concerto hai giacca e cravatta senti meglio?

Infatti tu apparentemente non sembri uno che fa questo tipo di musica

Purtroppo viviamo nel mondo dell’etichetta, la giacca e cravatta l’ho indossata per tanti anni ma questo non significa che suonavo meglio. Bisogna togliere queste etichette, io voglio portare sul palco quello che sono e non apparire quello che non sono. Se io avessi voluto fare l’attore avrei fatto l’attore.

Tu il musicista lo fai per lavoro o per la vita?

In musica non ho mai fatto niente per lavoro, se lo avessi fatto per lavoro sarei rimasto nelle grandi orchestre. La musica è una cosa che va fatta per passione e per amore, sicuramente sono importanti anche i soldi ma non deve essere quella la priorità.

Com’è la musica in italia?

Dovrebbe essere gestita meglio. All’estero per esempio eseste la parola di cui parlavamo prima “anche”. Se vai all’estero esitono molte cose che sono uguali a quelle italiane ma esistono anche molte altre reatà.

Tu hai iniziato a viaggiare presto?

Molto presto, ho iniziato a suonare il violino a tre anni, mi sono diplomato giovanissimo,  ma oltre al conservatorio ho studiato fin da piccolo con i più grandi insegnanti del mondo, girando per il mondo.

Tu sei salentino, anche viaggiare non deve essere stato semplice.

Ho viaggiato sempre con i treni, giorni di viaggio per fare alcune volte anche un’ora di lezione e poi si tornava a casa. D’estate erano qui periodi in cui stavi fuori e dormivi negli ostelli, avevo 13-14 anni. Ho studiato molto all’estero, mentre gli esami del conservatorio li ho fatti a Lecce.

La tua musica è nata anche dai tuoi viaggi?

La musica nasce dai sacrifici non puoi vivere solo di talento. Anzi il talento deve essere l’ultima cosa. Bisogna studiare e fare tanti sacrifici fin da bambini. La musica bisogna farla con attenzione, perché è un lavoro, non è un hobby e non è un modo per fare soldi.

ph: Alessandro Tocco

Musicista o compositore?

Musicista, compositore, polistrumentista. Suono: violino, pianoforte, chitarra, basso e batteria

Cosa vuoi fare da grande?

Quello che facevo da piccolo, il musicista e il compositore. Soprattutto voglio continuare a giocare come facevo da piccolo perché con la musica bisogna giocare.

Il Volo?

I ragazzi de Il Volohanno veramente la possibilità di portare il nome della voce italiana, perché loro cantano. Il Volo come ancheRoberto Bollesono persone con cui si lavora benissimo, persone con cui fai musica sul palco, fai cultura.

Progetti futuri?

Il prossimo anno uscirà un nuovo disco, credo che si deve portare l’idea di uscire sempre con un disco l’anno, perché uno scrittore può scrivere 3-4 libri l’anno ed un musicista no?

Poi in un anno sai quante cose cambiano, quanto cresci, quanto maturi.

Artista di riferimento?

Più di uno, per il violino Isaac Perlman, per la chitarra Gary Moore, per la voce Joe Cocker, BB King, Oscar Petersonper il pianoforte, Pink Floyde poi Bach, Mozart, Beethoven. Non c’è un preferito perché la musica è piena di cose, non esiste un colore unico.

 

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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