Chiara Dello Iacovo Appena Sveglia

Chiara-dello-iacovo-100116Archiviato il Festival di Sanremo, sei in giro a promuovere il tuo album Appena Sveglia. Un  primo bilancio?

In questi giorni sto incontrando tantissime persone, partecipare alla presentazione di un album significa che Sanremo è stato solo la parentesi del brano che hai presentato sul palco dell’Ariston ma c’è qualcuno che è interessato anche alle cose che fai. Sanremo è un bel premio, è una vacanza molto faticosa ma il lavoro del musicista è tutta un’altra faccenda.

Ci racconti chi è Chiara dello Iacovo?

La mia passione per la musica è cominciata in realtà in modo intuitivo da parte di mio padre che amava scrivere e suonare e quindi ha instradato me e mio fratello al mondo della musica. Ho cominciato ad otto anni a suonare il pianoforte ed ho avuto un rapporto contrastante con lo strumento perché non mi sentivo al 100% una pianista, amavo quell’area li ma non appartenevo completamente ad essa. Poi a tredici anni, ho scoperto il canto e da li poi a scrivere e ad ascoltare musica per conto mio. Quello che ha fatto scattare qualcosa in me è stato Mannarino.

Qual è la tua dote principale?

Forse la fantasia, ho realizzato da poco che spesso si perde crescendo per cui non è una dote scontata e per ora la mia lavora ancora bene.

Questo album appare semplice, in un momento in cui nella discografia attuale sembra sempre che si cerchi qualcosa di diverso. Come mai?

Io sono abbastanza polemica di natura e provocatoria. Il fatto che questo disco si presenta con questa definizione è dovuto ad una mia necessità. Durante questa estate sono andata ad un po’ di concerti negli stadi e notavo che c’era un po’ sempre questa necessità di stupire a volte in modo anche un po’ pesante. Io invece in quel momento della mia vita avevo bisogno di un appiglio più reale, con tutti i suoi difetti e smagliature del caso. Quindi volevo che questo disco rappresentasse una mia esigenza e spero che incontri anche quella di qualcun altro.

Di solito scrivi prima la musica o il testo?

Dipende di solito una filastrocca e poi la musica, per esempio “Donna” è nata testo e musica insieme, “Scatola di Sole” anche in simultanea.

Ci sono molte città all’interno delle tue canzoni, qual è il tuo rapporto con le città?

Io attingo tantissimo dalle città, perché raccontano un sacco di cose stando in silenzio e quindi come tutti i silenzi lascia margine e spazio alla libera interpretazione e ciò mi permette di cercarmi nelle città.

Appena sveglia, come mai questo titolo per il tuo album?

In realtà l’ho cambiato un’infinità di volte, siccome tutte le canzoni sono nate in momenti diversi ed ognuna di essa aveva un suo micro mondo senza seguire una tematica comune nel disco, l’unica cosa che mi sembrava avesse un senso era quella di sottolineare che fosse il primo disco, quindi l’inizio. Volevo chiamarlo “incipit” ma era un po’ troppo neutrale e non mi convinceva e dopo vari tentativi mi è stata imposta una data in cui scegliere il titolo. Dopo una notte insonne, una mattina in cucina con le mie amiche, ancora tutte spettinate dico finisce che lo chiamo appena sveglia questo disco. Ed è andata così. Ed oltre al concetto di inizio a cui accennavo prima, appena sveglia contiene anche l’altro significato quello di essere così come sei senza troppe costruzioni e sovrastrutture.

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