Gheri Generazione 0

gheri - 31052016Generazione 0, il tuo ultimo album. Come nasce e perché Generazione 0?

L’album ha preso forma un po’ da solo, nel senso che ho cominciato a scrivere i brani, uno tirava l’altro ed alla fine mi sono ritrovato con tutti i pezzi scritti. I brani raccontano le speranze, le paure, i timori e sono tutti legati da un filo conduttore che è quello di questa generazione che vive un disagio generalizzato dettato dalla crisi e da tutto il resto.

Non è un concept album nel senso lato del termine, ma comunque i brani sono tutti legati tra loro.

Ha appena detto che la generazione odierna è accompagnata da tanto disagio e timore, ma in tutto ciò c’è ancora margine per sognare e soprattutto la musica può aiutare?

Certo, bisogna sempre sognare e la musica può essere di grandissimo aiuto. Non può salvare il mondo ma come diceva qualcuno può salvare una vita.

Del resto la musica ha con se un non so che di consolatorio, ricordo per esempio quando ero bambino e mia nonna mi mandava giù in cantina a prendere qualcosa, per esorcizzare quel buio cominciavo a cantare qualcosa che mi faceva compagnia. In quel caso la usavo per interrompere la paura.

L’album è stato anticipato dal singolo “cuori randagi” , oltre che nell’affrontare la vita serve coraggio anche nell’amore?

Soprattutto nell’amore. Serve a sentirsi più liberi a ricordarci quello che siamo, che apparteniamo, che viviamo. Avere il coraggio di vivere le proprie emozioni risveglia anche la coscienza di se stessi, di quello che siamo.

Nella tua biografia è scritto che il tuo incontro con la musica è avvenuto in un luogo abbastanza anomalo, sulle alpi apuane. E’ cominciato davvero tutto da li?

Si è cominciato tutto da li, c’era un ragazzo più grande di me che aveva con se sempre una chitarra e passava le sere a suonare. Ricordo che un brano che mi ha davvero catturato ed ha fatto scattare qualcosa in me è stato una canzone di Fabrizio de Andrè. Da quel momento ho cominciato a suonare la chitarra e non l’ho più mollata.

Sei in giro con una serie di concerti, com’è il tuo rapporto con il palco e come saranno questi concerti?

E’ molto bello, a me piace moltissimo condividere. Credo che il palco sia un passaggio doveroso e sia una condizione essenziale della musica. Credo molto nello stare sul palco e nel live.

Stiamo girando l’Italia, la band è bella carica e non vediamo l’ora di suonare, di divertirci e divertire.

 

Margherita Zotti © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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