Giacomo Lariccia: Guardando “Sempre avanti”.

Il genio italico trapiantato altrove. Giacomo Lariccia continua con Sempre avanti a raccontare  la sua storia, la storia dell’Italia e quella del mondo che lo circonda dal Belgio. Tra un concerto in Italia e uno a Bruxelles, ci racconta della sua ultima fatica. Sempre avanti.

Ph Alessandro Vecchi
Ph Alessandro Vecchi

Solo dieci mesi tra un album e l’altro, avevi tanta fretta di raccontare e raccontarti?

Colpo di sole è uscito alla fine del 2011 e da pochi giorni è nato Sempre avanti. In realtà avevamo messo come dead-line ottobre 2013 ma per una serie di necessità di produzione abbiamo deciso di far slittare l’uscita del disco al febbraio 2014. Lo spazio di due anni fra un disco e l’altro, per una produzione indipendente come la nostra, è in realtà un ritmo abbastanza serrato. Il fatto è che Colpo di sole ha ingranato abbastanza in ritardo con il videoclip di Povera Italia che ha fatto molto parlare di se, la partecipazione alla finale della Targa Tenco nella categoria “migliore opera prima” e con alcuni servizi televisivi e articoli che riprendevano e commentavano dei concerti fatti in Belgio alla radio nazionale Belga.
In ogni caso a fine 2012, insieme a Marco Locurcio  che ha prodotto questi lavori con me, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che davanti ad una indecisione, ad una possibile attesa, la cosa migliore era quella di rimettersi subito al lavoro senza perdere tempo inutile. Sempre avanti, ci siamo detti. E così è stato. Abbiamo iniziato le registrazioni nel febbraio del 2013 e già verso ottobre il disco era praticamente terminato. Per non fare le cose di corsa abbiamo deciso di prenderci ancora qualche mese di tempo e mettere a punto la copertina, il sito, la tournée di lancio ecc ecc.

La formula usata per la produzione di quest’album è stata, come per il precedente, la produzione a quote dei tuoi sostenitori. Questo metodo continua a funzionare, quindi la gente vuole ancora sostenere la musica e di conseguenza la cultura. (eppure ce la tagliano)

Il crowdfounding è un sistema geniale che permette anche a chi, come me, si trova per ragioni geografiche, fuori dai giri italiani. Inoltre permette di creare un buzz intorno ad un disco ancora prima lo stesso sia stato prodotto, lascia una totale libertà ai produttori artistici (anche libertà di sbagliare, sia chiaro) e last  but not least crea dei legami umani unici. Un amico mi diceva: sono le relazioni umane che ci porteranno fuori dalla crisi. Così è per il crowdfounding.

Com’è cambiato il tuo modo di fare musica e la risposta del pubblico in questi dieci mesi?

La domanda è interessante perché mi è capitato spesso di riflettere su questo argomento. Per quanto riguarda la composizione dei brani: le canzoni di Colpo di sole sono nate spontanee, ingenue, senza nessun obiettivo. Quelle di  Sempre avanti, invece, sono tutte nate con l’obbiettivo di finire in un CD. C’è stata sicuramente molta più consapevolezza creativa in questo disco. Anche nella scrittura dei testi, che rispetto alla musica mi richiedono molto più impegno, ho cercato di  migliorarmi e di provare a rimodellarli con distacco provando a mettere a fuoco ogni canzone e di raggiungere, in ogni brano, uno scopo, un obiettivo ben preciso. Che fosse la comunicazione di energia, il racconto di una storia, o la ricerca di un effetto ironico. Anche le registrazioni sono state diverse, il suono complessivo di Sempre avanti è cambiato molto rispetto a Colpo di sole.

Per quanto riguarda la risposta del pubblico: per chi mi segue da un po’ non ero più una novità assoluta e, anzi, ero atteso alla prova del secondo disco. Lo stesso si può dire per i critici e i giornalisti che avevano apprezzato il mio primo lavoro (che in verità era il secondo vabbeh questo è un altro discorso). I brani adesso stanno iniziando a girare, sui giornali on line, nelle radio, nelle riviste di musica. Se ne parla. E questo mi fa piacere.

Per chi non mi conosceva prima c’è comunque una breve storia alle spalle da dover colmare se si vuole avere un’idea del percorso fatto fino ad oggi.

Ti hanno accomunato a molti altri artisti, un po’ per il modo di porti, un po’ per ciò di cui parli, da qualche parte ho letto anche che ti hanno etichettato come rapper. Chi è Giacomo Lariccia?

Ph Giacomo Lariccia
Ph Alessandro Vecchi

Quando mi paragonano ad un cantante/cantautore la prima reazione è sempre quella di avere le ginocchia che tremano. Ho il terrore di riproporre qualcosa che sia già stato fatto da altri. E’ un pensiero che mi preoccupa molto. Una volta un amico sentendo una mia canzone mi disse che gli richiamava alla memoria il vecchio De Gregori. Ho tolto subito dal mio Ipod tutte le canzoni di De Gregori. Non l’ho più voluto ascoltare, tanta era la paura.
Poi però mi accorgo che mi paragonano a tanti cantautori molto diversi fra di loro (da Gianmaria Tesa a Nicolò Fabi passando per De Gregori, Cristicchi e Silvestri) e allora mi tranquillizzo. Spesso poi il riferimento non è tanto alle canzoni quanto all’aspetto fisico, ai capelli, oppure al percorso professionale o alla provenienza geografica.

 Pat Metheni, se non erro, faceva una riflessione sulle influenze che un musicista ha nella sua improvvisazione. Quando saccheggi artisticamente un solo autore, riproponendo il suo fraseggio nella tua musica, sei un ladro. Quando, invece, rubi da tutti e sei capace di amalgamare l’impasto creativamente, sei un artista. Per questo motivo, senza volere io stesso definirmi “artista”, il fatto di sentirmi paragonato a tanti altri cantautori, mi tranquillizza.

Penso sia normale per chi ascolta, quando c’è qualcosa di nuovo che si affaccia sulla scena della canzone, cercare dei punti di riferimento conosciuti. Spero di poter presto affrancarmi da questa necessità e che si inizi presto ad riconoscere uno stile, una voce che appartiene solo a me.

Sto cercando di lavorare molto sulla scrittura, sui temi da affrontare nelle canzoni. Voglio evitare la banalità, il testo già sentito e risentito. Per fare un esempio: non mi sono ancora azzardato a proporre una canzone d’amore nei miei dischi proprio per il terrore di affrontare un tema così importante in un modo già sentito. Ho cercato più che altro di trovare degli artifici linguistici e metaforici per parlare del mondo che ci circonda: ho scritto brani che parlano di grammatica e di mode linguistiche (Piuttosto) o dei sette peccati capitali (La fine del mondo) o di allucinazioni (Mambo della gonna di Marilyn Monroe). E’ un bel lavoro da fare. Mi diverte e spero di poter continuare in questa direzione: riuscire a rileggere con ironia, ma non senza profondità, la realtà è un bel modo di vivere questa possibilità che mi è data di esprimere il mio pensiero.

Sempre avanti accarezza ancora le tematiche che colpiscono l’Italia, tu vivi a Bruxelles, questa volta hai raccontato anche lei, raccontaci delle due situazioni e dei due luoghi, che vivi entrambi con forte intensità.

Spesso penso che una volta che hai vissuto in un altro paese ti rendi conto di non appartenere né al luogo da cui sei partito, né a quello in cui sei approdato. E’ un po’ questo il dilemma di chi ha vissuto fuori. Io non riesco a sentirmi totalmente integrato nella mentalità belga e allo stesso tempo quando torno in Italia mi rendo conto che non riesco più ad accettare alcuni aspetti del nostro paese. In tutta questa lacerazione ho due fortune: amo la città di Bruxelles (città molto particolare in Belgio e forse in Europa) e mi trovo comunque non troppo lontano dall’Italia.

Mi sento molto a mio agio a Bruxelles perché è una città varia, ricca di culture, lingue e stimoli. Una capitale europea ma a dimensione d’uomo. Riesco a rispecchiarmi in questo caleidoscopio di colori e culture e sento di condividere una situazione che è quella di molte persone, italiani e non, che vivono qui. Mi sono permesso di scrivere nella canzone “Bruxelles” che questa è una città “di tutti e di nessuno”. C’è voluto del coraggio e spero ancora che questa frase non emerga nella complessa dialettica che separa fiamminghi e valloni.

I tuoi impegni futuri? Hai già qualche altro progetto in mente?

Al momento tutto il nostro impegno è diretto a promuovere Sempre avanti in Italia e in Belgio. Spero di venire a suonare spesso in Italia quest’estate e continuo ad ascoltare tanta musica e a sottopormi a tanti stimoli che prima o poi si coaguleranno in altre canzoni… ma questa è un’altra storia. Per adesso noi continuiamo ad andare Sempre avanti e spero che tanti verranno con noi.

Wanda D’Amico for Backstage Press © Copyright 2013-14. All Rights Reserved.

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