I FOJA, PRESENTANO: MIRACOLI E RIVOLUZIONI

Ph: Mario Carotenuto

Miracoli e Rivoluzioni, il vostro nuovo lavoro è ricco di collaborazioni. Come nasce l’idea di realizzare un album di “duetti” e come è avvenuta la scelta degli artisti coinvolti?

Le collaborazioni partono sempre da una alchimia umana prima che produttiva. Amiamo interagire con artisti che abbiano rapporti consolidati nel tempo con noi e che possano portare un valore aggiunto al nostro lavoro. Da questo punto di vista ci affidiamo completamente e lasciamo che sia “l’ospite” a decidere su quale binario far percorrere la collaborazione. La maggior parte delle volte restiamo sorpresi della scelta, come ad esempio con Clementino, che ha deciso di inserire un suo contributo in “Santa Lucia”, oppure con Enzo Gragnaniello, che ha costruito un vero e proprio “dialogo” sulla traccia “‘Nmiezo a Niente”.

“Miracoli” e “rivoluzioni”, quali i miracoli e quali le rivoluzioni dei Foja nel corso della vostra carriera?

I miracoli sono quelli che avvengono quotidianamente nella vita di tutte le persone: miracolo in questo momento storico è arrivare alla fine del mese, miracolo è decidere di avere dei figli. Il miracolo per noi è che dopo 10 anni di attività, abbiamo ancora un pubblico di affezionati che ci segue (…scherzo). La verità è che per i Foja il miracolo si ripete ogni volta che incontra il proprio pubblico per un concerto. Le rivoluzioni abbiamo cercato di realizzarle con le produzioni artistiche dei nostri album, decidendo sempre di imboccare una nuova via senza dare nulla per scontato. 

Un miracolo ed una rivoluzione che vorreste si realizzasse?

Serafico: miracolo lo scudetto del Napoli, rivoluzione lo scudetto del Napoli….sembra strano ma in effetti per noi i miracoli e le rivoluzioni non sono poi così distanti come concetto. Se il miracolo è soprannaturale ed è associato nel disco alle canzoni d’amore e le rivoluzioni sono invece legate a tematiche di sfondo sociale, è anche vero per noi che l’amore è un concetto che si lega alla collettività: amore per la giustizia, per l’equità, amore per il mondo che ci circonda. 

Un disco “girovago” nato in modo diverso da quello classico a cui siamo abituati. Ci raccontate la genesi di questo album e se questo modo di procedere ha visto più benefici o svantaggi.

Dipende da che punto di vista si decide di osservare. Esiste un paradosso dietro questa produzione: la pandemia che ci ha tenuto lontani, ha fatto sì che potessimo sperimentare nuove forme di arrangiamento. Il fatto di essere distanti, ci ha reso pro-attivi nel riuscire a contribuire ognuno nel nostro piccolo alla produzione, registrando con i nostri laptop e schede audio da casa, facendo demo con batterie programmate, ecc. Ci siamo resi conto che questa modalità potesse combaciare con il “fronte rivoluzionario” dell’album e abbiamo così deciso di inserire dei pattern elettronici a corredo. Abbiamo così capito che la modalità standard dell’arrangiamento fatto con gli strumenti in spalla, poteva essere integrato e portare l’elemento di novità che stavamo cercando.

L’arte protagonista assoluta , al centro del progetto che ha la meglio sui soliti numeri e statistiche. Come è cambiato nel tempo il modo di fare musica e quali sono gli ingredienti per far si che l’arte resti protagonista?

Ultimamente parlavamo nel backstage di un nostro showcase con Lorenzo Hengeller, uno degli ospiti del disco in “Stella” con il suo fantastico piano. Ebbene, lui ci ha trasferito un concetto che può sembrare banale a sentirlo, ma è la sintesi di tutto: inutile fare la gara “muscolare” in musica, ci sarà sempre un ragazzino giapponese di 15 anni più bravo tecnicamente. La musica è arte e deve essere arte. Fare un disco di inediti è un miracolo perché alla base c’è la creatività e la scrittura, c’è la ricerca di un messaggio da veicolare. Noi siamo fortunati ad avere a disposizione l’arte di tanti colleghi e amici a corredo del nostro lavoro musicale. Basti pensare ad Alessandro Rak che ci cura da sempre “l’immaginario” (e non l’immagine). Questi elementi fanno sì che la percezione dei FOJA abbia un senso lato molto spiccato da questo punto di vista.

Un disco che non si prefigge di dare risposte ma che prova a far nascere domande. Quali quelle che vorreste nascessero?

Ph: Mario Carotenuto

Corrado Guzzanti con il suo Quelo diceva “La risposta è dentro di te….eh però è sbagliata”. Una frase superficialmente divertente ma che nasconde una verità di fondo: nessuno ha le risposte. Quello che crediamo necessario sia porsi le giuste domande e in base a questo scegliere la propria strada, giusta o sbagliata che sia. Noi vorremmo che chiunque ascolti l’album si interroghi e prenda la sua strada. Ognuno di noi ha le domande interiori giuste a cui dare direzioni piuttosto che risposte.

“A cosa stai pensando?”, riflessione ironica sul mondo dei social. Che rapporto avete con i social (sia quello privato che quello della band)?

Siamo in un momento storico in cui la fruizione del contenuto passa prima di tutto dalle condivisioni, dai like, dalle stories, ecc. Siamo figli di questo tempo e dobbiamo necessariamente farci carico di questo lascito che abbiamo reso ai posteri. Questo non vuol dire però inseguire una realtà finta, stereotipata, che preveda schemi. Pensiamo che i social siano quello che siano: un megafono importante e un boomerang relativamente facile da innescare. Bisogna stare attenti a non “perdersi” nella realtà virtuale che i social offrono, bisogna sviluppare una coscienza critica che esuli dal feed di Instagram, bisogna studiare e cercare sempre e comunque un punto di vista diverso da quello che può essere “la verità”.

“Lucia”, una donna che resiste, combatte, ama, perdona. In questo mondo strano, tra pandemie, scenari di guerra, difficoltà e violenze quotidiane la donna è messa sempre più a dura prova. Arriverà mai un’uguaglianza reale e non di facciata?

Arriverà quando le donne non saranno costrette a rinunciare ai figli per non perdere il posto di lavoro, arriverà quando non ci sarà bisogno di quote rosa di rappresentanza istituzionale, arriverà quando sarà bene impressa nella percezione di tutt* che la violenza non nasce dal costume, ma dall’idea della donna che si ha (mediamente). Di strada da percorrere ce n’è ed è anche tortuosa, partiamo dal nostro quotidiano, alzandoci le maniche in casa ad esempio, non dando per scontato che sia la nostra compagna a dover rassettare, cucinare, ecc. Non le “diamo una mano”, diamo una mano a noi stess*

Addo se va. Oggi sempre più siamo portati a correre, ma verso cosa?

In questo guazzabuglio post-moderno è davvero difficile orientarsi. Il capitalismo è questo: veloce, audace, spietato, freddo. Noi siamo figli di questo tempo in cui il minuto prima è diverso da quello dopo, da tutti i punti di vista. Ognuno è responsabile della propria corsa, al netto di una sovrastruttura che ci incasella come tasselli di un insieme. Bel peso da sopportare. Il punto è proprio questo: verso cosa corriamo? Non ci sembra che si corra verso un mondo più inclusivo, anzi. Non ci resta che appellarci alle nostre rivoluzioni allora.

Napoli e l’Argentina, non poteva mancare l’omaggio a Diego Armando Maradona. Due popoli e due culture molto affini che quasi diventano un tutt’uno. Allo stesso modo Maradona ha unito Napoli. Quale il tuo ricordo verso Diego?

Col pallone, che ricordo si può avere di Diego se non la palla?

Gabriella Sandrelli © copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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