Massimo Di Cataldo. “Dal Profondo”. La libertà è il dono più grande che si possa fare a chi si ama

Dal profondo il tuo nuovo album, arriva dopo circa dieci anni dal precedente. Come mai questo tempo e cosa racconta?

C’è voluto un po’ di tempo probabilmente per questa retrospezione e per ricercare tutto quel materiale autentico che secondo me è necessario per poter scrivere. 

Nel frattempo ho fatto tantissime cose. 

Un album richiede delle canzoni che traducano in maniera abbastanza fedele quelle che poi sono le emozioni che un uomo può provare nella vita. 

Per me la comunicazione è importantissima e una canzone se è vera ha la possibilità di poter coinvolgere.

Quindi ti sei preso tutto questo tempo per creare qualcosa di nuovo?

Senz’altro perché comunque rispetto a quello che avevo già fatto, volevo fare un passo avanti. Chi scrive musica, chi scrive canzoni ha anche una sorta di responsabilità. Io vengo da una scuola diversa rispetto a quella del raggaeton.

Ti possiamo definire un buon cantautore?

Senza il “buon”, un cantautore. Quella del cantautore è una definizione più o meno legata ad un periodo degli anni 70, quando comunque il cantautore era anche un artista impegnato rispetto al disimpegno totale della musica attuale. Come cantautore con la mia leggerezza credo di avere delle radici più profonde nell’anima.

In quest’album parli molto di te stesso

Sicuramente più che di me stesso parlo delle mie esperienze e non solo, ho preso spunto soprattutto da ciò che mi circonda e dalla vita che mi scorre intorno.

In quest’album si nota una tua evoluzione sia musicale che vocale, frutto di ricerca svolta negli ultimi anni?

Ho fatto molta ricerca, ho lavorato molto, ho stretto contatti con molti musicisti, ho elaborato tanto anche le cose fatte precedentemente. 

Chiamiamola tra virgolette maturità perché poi anche l’aspetto della crescita influisce in questo o meglio dovrebbe. 

Ci sono anche artisti della mia età o più grandi di me che continuano a cercare il successo attraverso il solito clichè.  Per me il successo è come una sorta di illusione. Una grande illusione. 

Credo che sia importante realizzare quello che ci da soddisfazione nel momento in cui lo fai, poi ben venga se una cosa funziona e piace ma l’importante che piace a te e ti fa star bene.

A te personalmente, ma anche a chi ti ascolta e ti segue da tanto?

Certo, questo si ma vedi già la vita ci mette difronte a tanti obblighi, a tanti schemi a tante cose che comunque ci costringono a doverci adoperare anche contro la nostra volontà, contro la nostra natura, quindi almeno per una passione importante come quella che io vivo per la musica la libertà è fondamentale.

Quindi il discorso remunerativo a te non interessa più di tanto?

Lavoro come tanti miei colleghi facendo le serate ed i concerti che poi è quello che rende un tantino in più ed è anche molto impegnativo.

La discografia non va più come una volta, si è molto ristretto il mercato. Oggi più che le vendite ed i dischi d’oro o di platino contano i numeri di youtube che tra l’altro si comprano anche.

Forse più che i numeri dovremmo guardare al fatto di ricordarsi i nomi delle canzoni o dei cantanti. Massimo Di Cataldo come altri della sua generazione sono sicuramente ricordati, dopo c’è un buco generazionale che probabilmente non verrà mai colmato.

Mi muovo in maniera molto indipendente e probabilmente anche il fatto che tra questo disco e quello precedente sia trascorso un po’ di tempo in più è semplicemente dovuto al fatto che è uscito quando doveva uscire e quando ero pronto anch’io.

Questo album è uscito un po’ come quelli degli anni sessanta, nel senso che abbiamo apprezzato prima alcuni singoli e poi l’album che li conteneva. Come mai questa scelta?

Negli ultimi due anni, ci sono stati prima dei singoli per testare il terreno e nel frattempo lavoravo ad altre canzoni. Quattro brani hanno preceduto l’uscita del disco e poi l’album è uscito con sei canzoni nuove. Con questa formula c’è un bel po’ da scoprire per chi arriva all’album in questo momento ma c’è anche qualcosa di già assaporato per chi ha seguito il percorso dei singoli e quindi conosceva già le caratteristiche dei sound.

Album molto rock?

Si abbastanza, personalmente sono sempre stato un po’ rocckettaro. Le mie canzoni però si prestavano ad un certo arrangiamento e poi col tempo questo ingrediente rock è diventato sempre più predominante, ma non è un rock estremo. 

Il rock per come lo vedo io è una sorta di collante che tiene insieme determinati elementi.

A breve partirà il vostro tour in giro per l’Italia, cosa dobbiamo aspettarci?

Con la band gireremo diverse città proponendo le canzoni del nuovo album ma non mancheranno quelle che sono le canzoni più conosciute, che oltre ad essere amate dal pubblico sono molto amate anche da me.

Le canzoni, come dire più “datate” non è che vanno nel dimenticatoio, ce le hai sempre.

Ma sai penso che la musica non scade come il latte, la musica rimane sempre. Una canzone quando la conosci fa parte di te e della tua memoria. Anzi molte canzoni vengono riscoperte dalle nuove generazioni.

Sei riuscito a trovare la ragione vera delle tue emozioni?

Non lo so, credo che la ragione alla fine sia la ricerca stessa della ragione.

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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