Rosmy, è “universale” perchè abbraccia un pò tutto ciò che mi circonda

Il tuo nuovo album “Universale”, come mai questo titolo?

E’ universale perchè abbraccia un po’ tutto. Parlo molto di amore, spesso mi si definisce la cantautrice dell’amore. Questa cosa mi piace, perchè  a volte sembra che i cantautori che parlano di amore quasi nascondessero questa cosa; invece non è così. Per me l’amore non è solo una relazione da tra due ma è un concetto universale.

Lo dico anche io stessa citando Dante “l’amor che muove il sol e le altre stelle”. L’amore muove un pò tutte le altre cose e le passioni che ognuno di noi ha e porta avanti.

Tutto quello che facciamo è mosso quasi sempre da questa parola. Guardando poi le varie sfaccettature escono fuori gli altri temi dell’album: la solitudine, l’ abbandono, il bullismo, etc. Tocco temi forti nei vari brani ma l’unica cosa che può cambiare tutto è sempre e solo l’amore.

Parli anche di libertà?

La libertà per me è parte di qualcosa di positivo e l’amore è positività. Penso che la libertà sia una selta. Anche la felicità è una scelta e quindi per me libertà è: fare quello che ti piace, fare quello che senti a prescindere dalle mode e dalle convenzioni.

Ognuno deve essere se stesso sempre e la scelta giusta è essere se stessi.

Tu sei sempre te stessa, anche in musica?

Si perché cerco sempre di fare arrivare a chi mi ascolta quello che vivo.

Anche se non vissute da me in prima persona ma che vivono intorno a me.

Mi capita di scrivere partendo da sensazioni che avverto o da situazioni che succedono intorno a me. Non per forza in maniera autobiografica ma da ciò che ascolto o vedo. Credo che la mia musica nasca proprio dalla capacità, che ho, di ascoltare.

Possiamo definirti una cantautrice “doc”?

Chi lo sa, non lo so. Non so cosa vuol dire “doc” in questo caso.

Durante i primi tempi, quando ho fatto la mia gavetta mi facevano cantare cose di altriMia Martini, Mina, Lucio Dalla,etc.Però poi mi accorgevo che non mi bastava più e volevo fare qualcosa di mio. Ho cominciato a fare teatro e mi sono ritrovata a raccontare, poi attraverso la musica facevo ricerche popolari, ricercavo quella che poteva essere la musica dei luoghi, delle tradizioni.

Sei anche attrice?

Si ho iniziato come attrice, le due cose sono sempre andate di pari passo. Ho cominciato a cantare con il gruppo dei miei fratelli che hanno messo su un gruppo di music family. Vivo in una famiglia dove suonano e cantano tutti, perfino i miei avi erano musicanti girovaghi.

Tu non hai seguito la loro linea?

Un po’ si, la loro è una linea nel tempo, sapevo di avere questa famiglia un po’ così. I miei fratelli facevano un altro lavoro e vivevano questa cosa della musica come una passione, come un divertimento. All’inizio l’ho vissuta anch’io così, finchè poi ho cominciato a fare teatro, girando nei vari teatri d’Italia, mi sono trovata a recitare e cantare con il Banco del Mutuo Soccorso, Francesco di Giacomo, Fioretta Mari. Passioni che comunque mi hanno fatta crescere e formata.

Teatro e musica hanno sempre viaggiato di pari passo per quanto ti riguarda.

Secondo me si, quando facevo teatro ho sempre cercato di farci entrare la musica. Poi dopo l’esperienza con Fioretta Mari, in cui facevamo teatro ma c’era anche tanta musica , ad un certo punto mi disse che in quel contesto ero brava a scrivere e che dovevo proseguire su quella strada.     Era il 2015 e lì è nata questa mia voglia di cambiamento. Cominciai a tirare fuori tutti i miei testi e dopo un pò di cose facemmo il primo tentativo con un “intreccio di noi” che vinse il Premio Mia Martini 2016e da li è stato tutto un proseguire su questa strada. Sono entrata nella musica emergente italiana di qualità con questo premio. Mi piace scrivere e mi piace questo mondo, il vero traguardo è stato comunque la realizzazione dell’album: “universale”.

“Universale” è il tuo album di esordio, giusto?

Ho iniziato con alcuni singoli, prima di arrivare all’album. “Universale”, contiene quattro tracce uscite precedentemente come singoli e quattro tracce nuove. Inoltre ci sono due particolari tracce, la prima “se mi sfiori” che ho voluto inserire perché al Premio Mia Martini oltre al brano con cui ho vinto feci anche questo. Brano scritto da Mangoper Mia Martini nel 1976, quando ancora  non era conosciuto. Essendo Mango lucano come me, ho voluto unire queste due emozioni la vittoria del premio e la mia terra.

Poi c’è una bonus track molto particolare che è una ninna nanna, in dialetto lucano. Una nenia che ho trovato tra i documenti dei miei avi musicanti. E’ un testo di famiglia riarrangiato da me ma è un brano antico e popolare. Con esso ho voluto mettere in evidenza questa linea del tempo della mia famiglia che ha girato molto per e con la musica, portando in giro la tradizione dell’arpa viggianese.

L’album è molto rock?

Si è un pop-rock, però a tratti anche molto intimo.

A quanti anni hai iniziato a fare musica?

Avendo questa passione familiare, già a 5-6 anni cantavo e suonavo la chitarra e un po’ il pianoforte. Ho portato avanti la tecnica sulla voce ma so suonare diversi strumenti, sono una che ama osare. Non posso definirmi musicista ma riesco ad accompagnarmi ed a scrivere.

Il fatto che tu sia nata all’estero e ci hai vissuto per un po’. Ti ha influenzata?

Ho vissuto a Zurigo, fino all’età di 9-10 anni. Poi mio padre ha deciso di tornare in Basilicata e ho dovuto conquistare un po’ tutto.

Esempio, per andare alle superiori dovevo prendere un autobus alle sei del mattino, tanti sacrifici.

Però ti dico che in quel piccolo paese del sud ho fatto tanta esperienza.  Mi sono ritrovata a Roma per un po’ e poi Milano che è stato il mio cambiamento verso la musica.

“Ho scelto di essere libera”. Tu sei libera?

Ho scelto di essere libera è nata in un momento in cui vedevo intorno a me -musicalmente parlando- tanto marcio fino a dire: voglio fare musica e la voglio fare da sola, chi mi ama mi segue e quindi scrissi questo brano.

“Fammi credere all’eterno”?

Il brano nasce dalla mia voglia di osare, non l’ho mai fatto tanto da un punto di vista di sensualità. Nel brano parlo di eternità e non dico che esiste l’eternità ma dico: “fammi credere all’eternità”. Per me l’eternità non è qualcosa di infinito, ma un momento non lungo in cui tu stesso decidi di scegliere di essere felice e fare quello che  realmente vuoi fare.

Riguardo al video del brano ad un certo punto mi sono detta: tutti fanno dei video, oggi funziona l’immagine e che cosa è che da importanza all’immagine? Il cinema.

Decido allora di fare la citazione di tre film in un videoclip musicale. Quindi ho messo il “Tanguy” commedia francese bellissima, dove questi genitori non vedono l’ora di far sposare questo figlio ultra quarantenne e quindi io l’ho rivisto in questo padre presente all’inizio del video. 

Poi arriva la scena di questa sposa,io, che faccio una scelta diversa rispetto a quella che è “l’eterno” inteso come firmamento del matrimonio e decido di mollare il colpo un po’ come nel film Il Laureato. La differenza è che nel film la sposa scappa con il bouquet, io invece lo mollo e scappo con una ragazza (interpretata da Carmela Cuomo) in moto. Fuggire da un qualcosa che stava stretto verso qualcosa che fa star bene. Bella l’idea della moto ed ancor di più dell’ Harley che è una moto che indica forza e libertà. Infine Il cosmo sul comòche faccio fare a Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) a cui ho detto semplicemente che doveva fare esattamente le stesse cose che ha fatto nel film.

 

Michela Campana e Alfonso Papa © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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