TERRA DI MADONNE

Terra di Madonne” il vostro nuovo lavoro discografico. Nove tracce, interamente dedicato alla vostra Napoli. Come nasce?
Abbiamo scelto di chiamare questo disco come la traccia che da il via a questo viaggio di 33 minuti che è l’unico che parla veramente di Napoli in una descrizione precisa, quella della donna divina/terrena per eccellenza che a differenza del Padreterno si fa vedere, scende fra i vicoli della città e si fa confidente delle disgrazie del proprio popolo attraverso le edicole votive sparse nelle strade prima buie.
Terra di Madonne contiene tutti brani scritti prima che ci trovassimo a vivere la pandemia ed è una raccolta di accenti su cui abbiamo posto l’attenzione. La convivenza, la morte, l’affermazione della propria identità, la ricerca di una nuova meta per l’umanità..

All’interno del disco si fa spesso riferimento alle isole. Come mai?

L’isola è nell’immaginario collettivo un luogo lontano, talvolta misterioso e selvaggio, dove devi fare i conti con te stesso. Forse per questo. Noi del resto abitiamo su un promontorio che attorno ha solo mare ed è attaccato alla terraferma da una lingua di sabbia. Più isolate di noi….

I testi dei brani vengono scritti da entrambe o una delle due prevale sulla scrittura?

Preferiamo usare in questo progetto la scrittura come una terapia personale, ognuna, ormai dal primo disco, scrive le proprie canzoni. Ci confrontiamo solo alla fine per qualche suggerimento o la modifica di singole parole come fossero note.

Attraverso i vostri brani ed il vostro modo di scrivere raccontate ma soprattutto “vi” raccontate. Quanto c’è di voi nei vostri testi?

Tutto, siamo cantautrici più come Tenco che come De Andrè.

Tra le tante c’è un brano a cui siete più affezionate?

In quest’Album no, però ci sono due brani che abbiamo voluto raccontare in maniera più individuale nella resa finale e sono “Io sono confine” e “Miracoli a Venezia”

Date visibilità agli invisibili, in una società che corre distratta quanto è importante porre attenzione su certe problematiche?

Scrivere delle canzoni vuol dire fermare un pensiero, una sensazione, imprimere una storia. Vuol dire per forza di cose fermarsi, più spesso soffermarsi. In questo processo è quasi naturale che la luce si accenda su qualcosa che non ha voce e che invece sta gridando inascoltata. Questa è la storia raccontata in “Fantasma”, nella quale una ragazza viene respinta dalla sua famiglia, da sua madre, quando racconta di essersi innamorata di una donna. E’ la storia della donna viaggiatrice, o più comunemente definita immigrata, raccontata in “io sono confine” a cui è impedito di spostarsi dalla sua terra perchè il viaggio dall’Africa all’Europa include l’attraversamento di frontiere e barriere spesse come muri. E’ la storia del Barone, il barbone di piazza San Domenico cantata in ‘O mele e così a seguire. Tutte storie collegate da un unico filo, l’ingiustizia e la forza.

La musica e l’arte in genere possono aiutare in ciò?

Certo. Ognuno è libero di vivere la propria arte come sente. Per noi oltre al libero flusso dell’ispirazione la musica ha sempre avuto una componente di responsabilità. Sicuramente è per questo che durante i nostri live ci teniamo sempre tanto a spiegare le canzoni e a raccontarci. La musica e i movimenti ad essa connessi sono stati la colonna sonora delle rivoluzioni. Sarebbe bello percepirne nuovamente oltre che la responsabilità, l’onore!

Arte e contaminazione “Io sono confine”, un viaggio sulle rotte del mediterraneo ma con verso invertito.

Questa canzone in effetti parte dall’aver immaginato un viaggio all’inverso tra Europa ed Africa. E’ un tema molto delicato quello delle culture ed è facile cadere in cliché e banalizzazioni, ma resta chiara per noi la consapevolezza che la direzione nella quale il progresso capitalistico ci sta portando non sia quella giusta. In questo senso il nostro sguardo verso l’Africa è rivolto ad un popolo che sa meglio di noi cosa sia la felicità, la semplicità delle piccole cose, una vita basata sul presente e non sull’accumulazione irrefrenabile. Quanto avremmo da ri- imparare noi da loro? Quanto è alto il prezzo che stiamo pagando in questa corsa cieca?

L’omaggio a Malafemmena con la partecipazione di Ferruccio Spinetti

La scelta di chiudere l’Album con Malafemmena è stato un regalo che abbiamo voluto fare a noi stesse e ai nostri fan. Per anni abbiamo portato questo brano in giro per l’Italia avendo l’onore di ricordare Totò ma a modo nostro. Marilena ha tradotto il brano per metà in spagnolo e Ferruccio Spinetti ha arrangiato la base col suo contrabbasso regalandoci un piccolo gioiello!

“Intercostale” ha qualche collegamento con questo periodo particolare?
Questa canzone nasce per raccontare come la perdita di una persona possa essere straziante. Ma piuttosto che soffermarci sull’assenza abbiamo cercato un’immagine nuova, uno spazio da riempire. Di solito si immagina un defunto in cielo. Noi crediamo invece che lo spazio che lui abita sia molto più vicino, e che non sia fuori ma dentro, è il nostro spazio intercostale. Nel nostro petto continua a vivere il ricordo che va alimentato col nostro respiro, con il nostro rimanere vivi. Sicuramente il covid ha costretto un po’ tutti ad interrogarsi o purtroppo a vivere direttamente la morte, la malattia delle persone che amiamo. Ma non è stato solo questo, in tanti casi questo periodo terribile ci ha messo di fronte alla nostra piccolezza e soprattutto alla preziosità del tempo e della vita che abbiamo.

Gabriella Sandrelli © Copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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