Silvia Salemi, ci racconta il suo Faro di Notte

Ph: Alice Della Valle

Faro di Notte, il tuo nuovo singolo, come arriva e cosa racconta?

“Faro di notte” nasce dall’esigenza di raccontare il fatto che spesso nella vita si possa perdere un riferimento, trovandoci nel mezzo, come dice Dante Alighieri, di una selva oscura, oppure, come dico io, in mezzo al mare senza un riferimento di luce. E così si cerca il faro nel nella notte buia, come un mezzo per ritrovare se stessi e la propria strada. Perdersi e ritrovarsi in un modo completamente diverso. Il “Faro di notte” essenzialmente è la luce in fondo al tunnel, è la soluzione al problema, è la propria identità, è accettare le proprie fragilità, anche fisiche: in questo brano, infatti, mi sento molto più donna, molto più definita e questo viene soltanto con l’esperienza maturata nel tempo.

Silvia Salemi è siciliana, quindi isolana. La luce del faro per chi vive il mare è molto importante. Cosa illumina il tuo faro di notte?

Il mio “Faro di notte” illumina un percorso che in certi momenti, quando il faro è girato dall’altra parte, perde la luce e la direzione. Ma qualche volta nella vita è anche bene perdersi, perché è nei momenti di buio che si ritrovano le occasioni più importanti, si scende nei propri inferi, nelle proprie profondità e si sondano delle cose che quando si è in piena luce non si possono sondare perché la luce pareggia tutto, toglie le pieghe, non ci sono più imperfezioni e tutto è estremamente chiaro ed evidente. Nel buio, invece, si chiudono gli occhi e si ha il tempo per la riflessione. Ad esempio, il buio, se lo pensiamo in corrispondenza al riposo, alla notte, alle tenebre, è quel momento in cui ci caliamo dentro noi stessi ed entriamo nella nostra parte più scura, più indicibile e, quindi, è sempre un momento di grande crescita.

Oggi viviamo in una società “distratta” dai social ed in generale da tutto ciò che nel bene o nel male il progresso ha prodotto, ove spesso è facile smarrire la strada. Se potessi indicare un riferimento su cosa ti piacerebbe puntare l’attenzione e a chi ti rivolgeresti?

Secondo me, oggi un buon riferimento su cui puntare, ovvero un qualcosa che può funzionare sempre, un riferimento eterno, può essere una famiglia. Ognuno costituisce il proprio nucleo familiare come crede: una famiglia allargata o fatta di due persone, una persona, di tanti figli o senza figli, di figlio e genitori, di un cane… tutto quello che fa nucleo familiare, che fa stare insieme, che fa riparo dalle brutture della vita, un punto di riferimento, un luogo in cui ti senti accettato o ti puoi confrontare, anche arrabbiare, con onestà, in maniera schietta. Ecco, quello può essere un riferimento verso cui non solo rivolgere l’attenzione, ma impegnarsi a viverlo a pieno.

Questo brano arriva a 25 anni dall’enorme successo di “A casa di Luca” e si presenta anch’esso come una piacevole hit estiva. Cosa differenzia i due brani e cosa ti aspetti per quest’ultimo lavoro?

Tra i due brani c’è una grandissima distanza. “A casa di Luca” è una canzone generazionale, che attraversa il tempo e che parla ai giovani e alle nuove generazioni. “Faro di notte” è una canzone per tutti, perché ognuno può perdere i riferimenti, può trovarsi nel buio della propria vita e cercare una luce, parla a persone di tutte le età. Forse la prima differenza è che “A casa di Luca” era una hit estiva generazionale, mentre questa è una hit estiva che però contiene un messaggio universale.

Da questo lavoro non mi aspetto nulla di più di quello che sta succedendo, ovvero che arrivi alla gente e che la gente possa trovare in questo brano un messaggio importante ma allo stesso tempo possa anche vedere una Silvia Salemi più evoluta, più attuale, una persona che accetta il tempo e le modifiche che ne derivano e che non ha paura di far vedere magari un po’ del suo fisico perché non teme più il giudizio, è libera delle proprie fragilità, perché si accetta così com’è. Torniamo così al discorso del body shaming, che non passerà mai e che possiamo superare un argomento così soltanto se ce ne freghiamo e se affrontiamo a testa alta le nostre debolezze e i nostri difetti.

Invece cosa è cambiato tra la Silvia Salemi di allora e quella di oggi? Se ti ritrovassi di nuovo su quel balcone, della cosa di Luca, cosa vedresti?

Ph: Alice Della Valle

La Silvia Salemi di allora era una ragazzina, una persona che correva, una persona competitiva ma con se stessa, che cercava sempre di superarsi. La Silvia di oggi è una Silvia che sì è una figlia, ma anche una madre. È una Silvia che deve guardare al futuro anche dei propri figli, quindi non si sofferma più di tanto sull’evoluzione personale o sul fare a livello personale. È una Silvia che proietta sempre il suo fare verso il futuro, non solo il proprio, ma anche e soprattutto verso quello dei figli. Anche quando faccio musica, mi trovo sempre davanti al bivio Silvia-donna e Silvia-mamma e non devo mai scegliere perché le due cose sono in perfetta fusione. Se oggi mi trovassi a quel balcone, proverei a scorgere il mio futuro, magari un domani diventando una donna sempre più attenta ai bisogni delle figlie, una persona che cerca di portare amore nelle vite degli altri aggiungendo una buona parola e togliendone una magari meno buona, perché poi con gli anni si dovrebbe diventare più benevoli verso se stessi e verso gli altri. Quindi, vedrai qualcosa di migliorativo.

Conduttrice, scrittrice, conduttrice televisiva e radiofonica e se ci permetti anche mamma. Come riesci a conciliare tutto e quale ruolo senti più tuo?

In assoluto il ruolo che mi sento meno vicino è quello della mamma, nel senso che è il più complicato, è quello in cui proprio tutti i giorni mi scontro perché tutti i giorni ci sono necessità, i figli cambiano tutti i giorni, il mondo porta nuovi problemi e quindi ogni giorno c’è da raddrizzare la nave in mezzo al mare in tempesta. Dal punto professionale, invece, il ruolo che mi sento più vicino è, e sempre rimarrà, quello della musicista, della persona protesa verso il suo pubblico: ora sotto forma di conduttrice, di scrittrice, di attrice o di cantautrice, ma sempre protesa verso gli altri.

“Faro di notte” è anche un videoclip, girato in bianco e nero, gioco di luci ed ombre con una forte sensualità fisica e vocale. Ci parli di tale scelta e qual è il messaggio visivo che vuoi arrivi al tuo pubblico.

Con “Faro di notte” ho voluto giocare con la mia fisicità, scoprendomi, avendo meno vergogna del fatto che ho un corpo, che ho due gambe, che ho una fisicità femminile, cosa che, invece, in passato nascondevo, magari indossando dei pantaloni molto maschili o con un look molto, molto, molto maschile. Quindi il messaggio che ho cercato di trasmettere con questo video è quello di non vergognarsi, di non nascondersi, di essere ciò che si è, perché tanto non possiamo non essere noi stessi! L’unica via che abbiamo è tenerci, migliorarci, amarci e accettarci. È quindi un messaggio di piena accettazione del mio fisico, di amarmi così come sono, di consapevolezza, che credo debba arrivare molto prima nella vita di una donna, ma che spesso arriva, come nel mio caso, “nel mezzo del cammin di mia vita”, ma va bene così: ognuno ha i suoi passaggi di maturazione e i propri temi in cui ciò deve accadere. Quindi, va bene così.

Quali i prossimi impegni? Questo brano farà da apripista ad un album?

Per i prossimi impegni prevedo tanta radio, due reti diverse in cui sarò impegnata sempre in ambito Rai. Prevedo sicuramente l’uscita di una raccolta di tutte queste canzoni che ho prodotto e che ho voluto tirar fuori negli ultimi tre in particolare e certamente altri progetti musicali, sempre e soltanto in virtù di un’esigenza di racconto, un’esigenza particolarissima di artista e mai di mercato, mai di discografica, altrimenti avrei fatto altre scelte. Quindi assolutamente lavori appaganti e corrispondenti a un modo di essere. Per fortuna, queste esigenze si sono concretizzate in canzoni realizzate spesso con gli stessi autori, come Marco Rettani, ed è molto bello perché nascono delle bellissime sinergie e quasi non ci si deve neanche più parlare. Quando si scrivono dei pezzi si va dritti, senza passare dal via.

Carmela Bove © copyright Backstage Press. All Rights Reserved

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