
Ci sono storie che graffiano, altre che mordono. Tigri d’inchiostro le fa entrambe. Con la penna affilata di chi sa osservare il mondo da un’angolazione scomoda e rivelatrice, Marco Vallarino ci consegna una raccolta di racconti che attraversano vent’anni di scrittura e cronaca, restituendoci un mosaico umano tanto inquietante quanto autentico.
Non c’è spazio per il lieto fine, perché l’imprevisto, quel gran sabotatore di certezze, è sempre in agguato, pronto a capovolgere anche il piano più meticoloso. Da Imperia a Triora, dalle feste comandate alla quotidianità più banale, ogni racconto è una trappola narrativa, un ruggito di realtà trasfigurata in noir.
Con sguardo ironico e tagliente, Vallarino mette in scena un’umanità feroce, attraversata da tensioni sociali, paure collettive, piccoli drammi e grandi aberrazioni. Sono tigri, quelle che abitano le sue pagine. E sono vive. Non a caso Luca Crovi, nella sua prefazione, parla di “piccole storie di atrocità quotidiana” capaci di inchiodare il lettore al cuore oscuro delle cose.
Le gabbie sono aperte, ci dice l’autore. E il ruggito che arriva da queste pagine non è solo quello del male, ma anche quello della scrittura libera, coraggiosa, necessaria… Ne parliamo con Marco Vallarino, scrittore e giornalista di altissimo spessore che MediaVox Magazine ha avuto il piacere di conoscere a Sanremo, durante gli appuntamenti letterari del Salotto Culturale di Casa Sanremo Writers.
L’autore ha scelto di sorprendere più che sconvolgere, divertire più che compiacere, mostrando ancora una volta come la letteratura possa essere il luogo perfetto dove le belve e le verità trovano finalmente voce.
