Tiziano Ferro, l’abbraccio di Fuorigrotta ed il duetto con Sal Da Vinci

NAPOLI – C’è un momento preciso in cui un concerto negli stadi smette di essere un semplice show e diventa un rito collettivo. Ieri sera, allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, quel momento è coinciso con le prime note di Sere Nere, quando oltre cinquantamila voci hanno coperto i decibel dell’impianto audio, regalando a Tiziano Ferro l’ennesima conferma di un legame viscerale con il pubblico partenopeo.

La tappa napoletana dello Stadi26 Tour — l’imponente tournée con cui il cantautore di Latina sta celebrando i suoi venticinque anni di carriera — non è stata solo una celebrazione del pop italiano, ma una prova di forza emotiva e di assoluta centralità della musica.

Ph: ABianchera

Fedele alla promessa fatta alla vigilia “…se un cantante stravolge troppo i pezzi dal vivo per me è una bestemmia…”, Ferro ha impostato lo show mettendo al centro la purezza del repertorio. La scaletta con oltre trenta brani, attraversa tutte le generazioni. Dalle aperture graffianti di Sono un grande e Fingo & Spingo, lo show decolla subito verso i classici polifonici che hanno ridefinito il pop italico dei primi anni Duemila. La sequenza La differenza tra me e te, Il regalo più grande e Ti scatterò una foto mette subito in chiaro lo stato di grazia vocale dell’artista, sorretto da una band millimetrica e da un comparto visual geometrico e d’impatto, ma mai prevaricante rispetto alla performance.

Il climax della serata arriva a metà set. Le luci si tingono di calore e sul palco del Maradona sale l’ospite più atteso: Sal Da Vinci. L’ovazione di Fuorigrotta è immediata, ma è l’intesa tra i due artisti a rubare la scena. Prima una versione intimista e potente de Il regalo più grande, poi l’incursione nei territori della hit virale degli ultimi mesi, Per sempre sì.

Qui emerge il Tiziano performer e uomo: ironico, empatico, capace di giocare con il pubblico e con se stesso. Guardando la sua mano nuda, scherza sulla fine del suo matrimonio e sul testo del brano: «Senza fede al dito non posso ballarla questa!», strappando risate e applausi scroscianti a tutto il catino del Maradona. Un duetto che non è sembrato il classico “passaggio promozionale”, ma un tributo autentico alla cultura e alla melodia napoletana.

Un concerto da stadio testa anche la tenuta psicologica di un artista. Durante l’esecuzione di uno dei brani in scaletta, Ferro nota un movimento anomalo nel parterre: un fan si è sentito male a causa del caldo e della calca. Senza esitazione, il cantante ha fermato la musica, richiamando l’attenzione dei soccorsi e coordinando la gestione dal palco con estrema lucidità: «Ci fermiamo un attimo, la sicurezza e i medici arrivano subito. Ragazzi, facciamo spazio per favore». Pochi minuti di attesa, il pollice alzato dei sanitari e lo show è ripartito tra gli applausi di rispetto di tutto lo stadio. Un dettaglio non da poco, che rimarca la statura professionale e umana di un artista che non perde mai d’occhio la sicurezza del proprio pubblico.

Il tour Stadi26 si conferma, dopo la tranche del Nord, uno dei live meglio strutturati dell’anno. Tiziano Ferro ha superato la prova Napoli non cercando la “piaggeria” della piazza, ma offrendo una performance vocale solida, generosa e priva di sbavature tecniche. Quando il finale viene affidato alla catarsi collettiva di Potremmo ritornare, la sensazione è che questi venticinque anni di specchio pop abbiano ancora moltissimo da dire.

Il viaggio di Tiziano Ferro prosegue ora verso la Capitale, con la doppietta del 27 e 28 giugno allo Stadio Olimpico di Roma. Ma la notte del Maradona rimarrà, senza dubbio, uno dei capitoli più intensi di questa estate live.

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