‘STAIN’ IN USCITA VENERDÌ IL NUOVO ALBUM “BRUCIATI DAL SOLE”

“Bruciati dal sole” è il nuovo album degli Stain, disponibile da venerdì 17 aprile su tutte le piattaforme di streaming digitale per Mosho Dischi, distribuito da That Feeling x Believe.
 

“Bruciati dal sole” è il primo album degli Stain interamente scritto e interpretato in italiano. Non si tratta solo di una scelta linguistica, ma di un cambio di prospettiva rispetto alle precedenti pubblicazioni: uno sguardo più diretto, radicato nei luoghi e nelle immagini che definiscono l’identità della band.
Il disco nasce nel Sud Italia e ne assorbe l’immaginario, trasformandolo in materia narrativa. Il caldo che resta addosso anche dopo il tramonto, le estati che sembrano eterne finché non svaniscono, il desiderio di partire e la forza invisibile che trattiene: “Bruciati dal sole” si muove in questo spazio sospeso tra distanza e appartenenza, tra ciò che si è stati e ciò che si sta diventando.

Al centro del racconto c’è il passaggio dall’infanzia all’età adulta, affrontato senza indulgere nella nostalgia. I ricordi emergono come frammenti concreti: giornate al mare, rituali quotidiani, una libertà fragile destinata a trasformarsi. Il titolo diventa così una metafora generazionale, che tiene insieme inquietudine e ricerca, senza recidere il legame con le proprie origini.

I sette brani che lo compongono, attraversano questo paesaggio emotivo intrecciando esperienze personali e riflessioni più ampie: “Aria” apre il disco con una sospensione che segna il passaggio tra immaginazione e realtà, “Aquiloni” osserva l’infanzia con lucidità, tenendo insieme ciò che sei stato mentre il tempo, intanto, va avanti. “Cherosene” restituisce il senso di vuoto e disorientamento che segue la fine di una relazione, mentre “Siamo animali” amplia lo sguardo sulle dinamiche collettive, tra appartenenza e istinto. Ancora, “Cannella” e “Credevo di aver vinto” scavano dentro territori più intimi e fragili, tra illusioni, relazioni e quella sensazione familiare di aver capito qualcosa solo dopo averlo perso.
La title track chiude il cerchio riportando il disco dentro il territorio dei ricordi: uno spazio in cui l’infanzia appare luminosa, ma già attraversata dalla consapevolezza che quel tempo non tornerà. “Bruciati dal sole” diventa così un’immagine doppia: da una parte la libertà di quei giorni, dall’altra l’esposizione a un futuro ancora incerto, troppo abbagliante per essere messo davvero a fuoco.

Sul piano sonoro, l’album si colloca in un indie rock dal respiro ampio, in cui le chitarre dialogano con synth e riverberi di matrice anni ’80, rielaborati in chiave contemporanea. Le composizioni si sviluppano per stratificazioni, mantenendo un equilibrio tra immediatezza melodica e ricerca, tra aperture accessibili e deviazioni più sperimentali.

“Bruciati dal sole” è un lavoro che guarda al passato senza cedere alla tentazione di tornarci. Raccoglie ciò che resta e lo rilegge nel presente, restituendo un’identità in movimento, segnata dal tempo ma ancora attraversata dalla stessa luce.

“Bruciati dal sole” – raccontano gli Stain – è il nostro primo album in italiano: un viaggio tra memoria, identità e radici nato nel cuore del Sud Italia. In queste canzoni raccontiamo il passaggio dall’infanzia all’età adulta, tra ricordi di estati infinite, libertà fragile e le scelte che la vita ci mette davanti. È il nostro modo di raccontare chi siamo oggi, restando fedeli alle nostre origini, sotto lo stesso sole che continua a segnare i nostri ricordi”.Si presenta come un racconto poliedrico, uno sguardo sulle vite che ci circondano e che, inevitabilmente, finisce per riflettere anche la nostra. Un intreccio di prospettive che restituisce frammenti di realtà differenti, tenuti insieme da una narrazione aperta e in continuo movimento.

L’artwork traduce visivamente questo approccio: un assemblaggio di elementi eterogenei che costruisce un immaginario caleidoscopico, in cui più piani convivono e si sovrappongono. Ne emerge un gioco sospeso tra reale e immaginato, tra osservazione e rielaborazione. Le immagini si prestano così a una doppia lettura: da una parte una molteplicità di storie che si dispiegano simultaneamente, dall’altra un unico racconto personale che si snoda tra passato, presente e futuro, lasciando spazio all’interpretazione.